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Il cuore artificiale che non ha bisogno di pulsare [FOTO]

Il cuore artificiale che non ha bisogno di pulsare [FOTO]

La storia del cuore artificiale a flusso continuo, un esempio di tecnologia al servizio della medicina che si sta rapidamente evolvendo

da in Innovazioni Tecnologiche, Medicina
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    Il cuore artificiale di prossima generazione potrebbe non pulsare più. Il dottor Bud Frazier sta lavorando ormai da circa 25 anni a un muscolo artificiale, una pompa in sostanza, che permette la circolazione sanguigna esattamente come fa un cuore umano ma senza pulsazione. Agisce con un flusso continuo e non intermittente e garantirebbe prestazioni migliori e un’efficienza maggiore rispetto agli attuali cuori artificiali. I nuovi cuori senza pulsazioni sono stati già “montati” nella cassa toracica di tre pazienti umani e in diversi vitelli. Il primo cuore a flusso continuo artificiale totale è stato trapiantato circa un anno fa, ma questa tecnologia sta rapidamente progredendo.

    Uno degli ultimi pazienti sottoposti a questo sistema è stato Meeko, un giovane vitello che ovviamente – suo malgrado – non era cardiopatico, ma era stato scelto come cavia per l’esperimento. E’ stato così anestetizzato e i medici hanno sostituito il cuore naturale con quello artificiale. Ora è vivo e vegeto e conduce una vita tranquilla. Ma se si avvicina lo stetoscopio al suo torace, non si percepiscono pulsazioni, ma solo una sorta di ronzio come di un motore di motoscafo mentre si è sott’acqua. Quello “Zzzzz” è creato dal motorino da 10.000 rpm (giri al minuto) installato al posto del cuore. E’ solo l’ultimo di una serie di esseri viventi sottoposti a test delle nuove generazioni dei cuori a flusso continuo.

    Solo negli USA vivono 5 milioni di cardiopatici, ma solo 2000 cuori sono disponibili per un trapianto ogni anno. Dato che il numero di donatori di organi aumenta in modo troppo lento, la soluzione artificiale è una delle più gettonate: una pompa che sostituisce il cuore garantendo un funzionamento affidabile.

    Il principale problema dei cuori artificiali è proprio l’affidabilità, d’altra parte serve uno strumento che deve pompare 35 milioni di volte all’anno circa e non sono ammessi errori o malfunzionamenti. E se il problema fosse proprio la “pulsazione”? I primi modelli, come il famoso Jarvik 7 richiedevano necessariamente un compressore ad aria esterni, rumorosi e poco confortevoli.

    Per questo motivo i cuori artificiali sono ora intesi come ponte in attesa di un trapianto. Ma la tecnologia è progredita negli anni e si possono sfruttare strumenti più complessi. Bud Frazier e Billy Cohn hanno preso in considerazione un diverso punto di partenza: visto che la natura crea oggetti perfetti e difficili da riprodurre, perché non cambiare sistema? Invece che un simulatore del nostro cuore, hanno così perfezionato una variante che non pompa a pulsazioni ma fa fluire il sangue in modo costante. Un paziente umano è stato mantenuto in vita per cinque settimane consecutivamente con questo cuore artificiale. Ma le turbine installate all’interno del cuore artificiale sono state testate sul banco funzionando per 8 anni senza problemi (e non si sono ancora fermate).

    E l’alimentazione? Da dove arriva l’energia necessaria al funzionamento? Da una batteria grande circa come un libro. Una dimensione ancora abbastanza importante, che però potrebbe essere migliorata man mano. Inoltre i cavi per l’alimentazione “bucano” la pelle del paziente e sono a forte rischio di infezione. Quanto tempo passerà prima che questa tecnologia a flusso continuo (ideata ormai troppi anni fa) possa perfezionarsi e ovviare ai limiti tecnici e ai vari rischi? Quando un uomo potrà vivere serenamente con in petto un cuore artificiale affidabile e con non troppe controindicazioni? Non c’è ancora risposta, ma la via è tracciata.

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