Tokelau: 1300 abitanti e 9 milioni di siti registrati, perché?

La curiosa storia di Tokelau, un'isoletta del Pacifico con 1300 abitanti e ben 9 milioni di siti registrati, perché? La risposta sta nell'idea dell'imprenditore olandese Zuurbier

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    Al terzo posto della classifica dei ccTLD (ossia dei top-level domain, domini di primo livello nazionali) relativi alle nazioni, come .it o .fr tanto per capirci, risulta .tk. A quale stato si riferisce? A Tokelau, che è una sperduta e pittoresca isola ai nostri antipodi che nonostante i soli 1300 abitanti e una superficie abitabile di appena 10 chilometri quadrati ospita ben 9 milioni di siti registrati posizionandosi appena dietro la Germania (.de) e il Regno Unito (.uk). Pensateci bene: quante volte avete incontrato siti anche in lingua italiana che terminassero proprio con .tk? Il motivo di questo successo strepitoso ha un nome e un cognome ossia Joost Zuurbier, un olandese di Amsterdam che nel 2000 ideò uno dei più vincenti – e tuttavia poco conosciuti – progetti basati sul web. Ecco la sua storia.

    Come raccontato dal recente report di Verisign (file PDF), Tokelau è dietro solo la Germania e il Regno Unito nella classifica dei top-level domain (or ccTLD) riferiti alle nazioni globali nonostante sull’isola vivano solo 1300 abitanti, buona parte sprovvista persino di cellulare o di computer, ma dove si trovano quattro linee telefoniche. Il motivo di tanto successo è presto detto: la registrazione dei domini è gratuita e completamente libera, dato che la piccola isola può contare su un suo ccTLD proprio come .tk e non ha necessità “interne” ingenti. Anzi possiamo proprio dire che non ne ha affatto. L’unica restrizione sta nelle visite minime da convogliare al sito ossia 25 ogni tre mesi, limite abbastanza leggero eppure eliminabile pagando un microabbonamento.

    In questi giorni l’organo mondiale responsabile dei domini ossia ICANN sta approvando i nuovi generic top-level domains (gTLDs) che saranno personalizzabili a carissimo prezzo (185.000 dollari) e già tutti i principali brand mondiali, da .fiat a .ferrari passando per .gucci hanno già avanzato le richieste. Ma dodici anni fa, Joost Zuurbier stupì tutti con una lungimiranza notevole. L’olandese volò da Amsterdam fino a Los Angeles, poi alle Hawaii e da lì alle Isole Samoa Americane, successivamente deviò verso le Samoa Ovest dove attese una settimana una barca che lo traghettò a Tokelau, in 48 ore. Un viaggio infinito, una grande opportunità commerciale. La sua idea era “Se Hotmail è diventata famosissima (nel 2000 NDR) regalando indirizzi email, io potrei fare lo stesso regalando domini“. E così riuscì a convincere i tokelanesi a creare un servizio mai visto fino a quel momento: domini gratis con .tk anche come mezzo per promuovere l’isola.

    E dire che l’ICANN non si fidò di Zuurbier e non credette all’esistenza dell’isola ma poi dovette arrendersi all’evidenza. Il progettò partì ufficialmente nel 2006 con Freedom Registy che finora ha registrato gratuitamente oltre 9 milion di siti soprattutto da società o singoli di Cina, Brasile, Russia, Perù, Vietnam che aggirarono le severe normative di casa. Cosa ci guadagna Zuurbier da tutto questo? Dalle pubblicità e dai domini scaduti: senza 25 visite ogni 90 giorni il sito si “parcheggia” e il contenuto è sostituito da pubblicità in tono con il contenuto del sito stesso. In cambio, Zuurbier ha anche “noleggiato” un satellite per gli abitanti dell’isola affinché possano connettersi al web a una velocità dignitosa: “Costa 2000 dollari al mese per una velocità che negli USA costerebbe 10 dollari“. Un piccolo regalo per un investimento milionario.