Bandiere delle missioni Apollo sulla Luna? Sono ancora lì [FOTO]

Bandiere delle missioni Apollo sulla Luna? Sono ancora lì [FOTO]

La NASA ha fotografato da 15 miglia di altitudine con la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter le bandiere lasciate dagli astronauti americani delle missioni Apollo

da in Innovazioni Tecnologiche
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    Le bandiere lasciate dagli astronauti delle missioni Apollo sulla Luna sono ancora perfettamente al loro posto, ben piantate nel terreno. Dopo oltre 40 anni, i residui delle esplorazioni umane sul nostro unico satellite naturale sono state osservate ad alta risoluzione dall’ormai ben nota sonda NASA Lunar Reconnaissance Orbiter (Lroc) che ha abbassato la propria quota da 30 a 15 miglia per puntare il proprio occhio verso la superficie catturando a maggiore risoluzione. Nella foto qui sopra è possibile individuare le bandiere (e gli altri elementi rimasti sulla Luna) ma meglio ancora le ombre che vengono proiettate sul terreno: “Le bandiere americane sono ancora lì a fare ombra e dalle immagini appare chiaro“, ha infatti commentato il ricercatore NASA Mark Robinson. D’altra parte sulla Luna non c’è atmosfera o vento quindi tutto è rimasto così come era stato lasciato, orme comprese.

    La NASA sta continuando un progetto rischioso e affascinante: fotografare a migliore risoluzione la superficie lunare e soprattutto i residui delle missioni Apollo ossia tutto ciò che gli astronauti hanno lasciato sul nostro satellite prima di ritornare sulla Terra. Per ottenerlo però, è necessario che la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) scenda di altitudine da circa 30 miglia a sole 15 miglia dalla superficie della Luna. La metà, dunque, che garantirebbe di sicuro foto di altissima qualità, ma che potrebbe anche causare la caduta al suolo della sonda stessa, con danni multimilionari.

    L’esplorazione spaziale è spesso sinonimo di rischio, quasi come se fosse un gioco d’azzardo. Non c’è mai una sicurezza assoluta su ciò che potrebbe accadere e soprattutto su come eventuali problemi potrebbero essere risolti. Lo sapevano i primi cosmonauti russi andati in orbita (compresi i fantomatici cosmonauti perduti, come ci ha raccontato Achille Judica Cordiglia?), quelli americani e in generale tutte le successive missioni.

    Dal 2009, la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter o LSO ha raccolto terabyte di foto e di dati dalla sua orbita a 30 miglia dal suolo lunare, ma dalla NASA si è pronti a rischiare il tutto per tutto. E’ vero che i siti di allunaggio delle missioni Apollo sono stati già immortalati, ma da grandi altezze e dunque a bassa risoluzione (se tale può definirsi 25 centimetri per pixel). Così da qualche tempo si è dimezzata l’altitudine fino a 15 miglia. Con risultati eccezionali.

    E’ un’altezza circa il doppio superiore a quella dei voli di linea e dunque garantisce agli strumenti di osservazione di aumentare in modo esponenziale la risoluzione dei dettagli. C’è però un problema. La Luna ha un campo di gravitazione particolare, con variazioni della densità anche notevoli da un punto a un altro e dunque questo improvviso sbalzo potrebbe causare malfunzionamenti e la sonda potrebbe precipitare al suolo. Il gioco vale la candela? Difficile esporsi, ma di certo dalle parti della NASA avranno fatto bene i loro calcoli e di certo non manderebbero mai una delle migliori sonde di osservazione realizzate così allo sbando con perdite nell’ordine di diversi milioni di dollari. Qualche anno fa la NASA aveva già fatto precipitare – questa volta volontariamente – una sonda sulla Luna, presso il polo per studi sulla superficie e sullo strato immediatamente inferiore.

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