Robot del 1700 ritorna in vita: scrive lettere e mano [VIDEO]

Robot del 1700 ritorna in vita: scrive lettere e mano [VIDEO]

Il fantastico robot Lo Scrittore di Jaques Droz ritorna in vita: realizzato nel 1700 è in grado di scrivere lettere a mano, muovendo anche il capo e gli occhi

da in Innovazioni Tecnologiche, Robot
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    Nel 1700 l’inventore Jaquet Droz costruì tre robot o meglio dire tre automi utilizzando un complesso sistema di ingranaggi da orologio. Erano conosciuti con il nomignolo de “Lo Scrittore” perché appunto avevano la capacità di muovere la mano e il braccio per scrivere a mano su una lettera, con l’inchiostro e la penna, proprio come una persona normale (dell’epoca). Inoltre muoveva anche il capo e gli occhi rendendo il più inquietante possibile l’insieme. Dopo circa duecentocinquanta anni, l’unico esemplare sopravvissuto finora è stato restaurato e riportato agli antichi splendori, mentre sono già esposti nei musei oltreconfine quelli in grado di suonare il pianoforte (Il Pianista) oppure di disegnare (Il Disegnatore). Nel video qui sopra, possiamo ammirare il suo funzionamento raffinato.

    Nel 1774, l’inventore svizzero Jaquet Droz realizzò tre serie di complessi automi prendendo come esempio tre attività artistiche che impegnavano i gentiluomini dell’epoca. Così realizzò un robot in grado di scrivere lettere a mano, intingendo la punta della penna nel calamaio con l’inchiostro e lo chiamò ovviamente Lo Scrittore. Poi svelò anche un’altra coppia di automi, uno in grado di suonare il pianoforte (Il Pianista, ovviamente) e uno capace di disegnare muovendo abilmente le mani (Il Disegnatore, manco a specificarlo). Confezionò tre scrittori, ma due andarono persi.

    La provenienza di Jaquet Droz vi suggerisce già una prima riflessione: proprio grazie alla provenienza dalla celebre scuola orologiaia elvetica, l’inventore utilizzò gli ingranaggi che solitamente erano sfruttati per muovere lancette e componenti automatici dei grandi orologi “monumentali” antichi per realizzare i propri robot.

    Sulle torri dell’orologio delle grandi città, infatti, erano già presenti elementi decorativi come piccole statue, firmamenti o altri componenti che prendevano vita allo scoccare delle ore. Lui applicò questa tecnologia in modo differente.

    La “schiena” dello Scrittore rivela il proprio elaboratissimo contenuto formato da ingranaggi opportunamente incastonati e incastrati per permettere il movimento non soltanto della mano e del braccio destro (dedicati alla scrittura), ma anche del sinistro che sposta il supporto per il foglio come una macchina da scrivere e infine anche per il capo e per gli occhi. L’effetto finale è davvero sorprendente, il restauro è stato reso possibile dall’interesse dello Swatch Group. Dopo 250 anni la tecnica e la tecnologia hanno compiuto passi da gigante, i robot sono già in orbita con Robonaut e gli arti robotici come le mani potranno essere utilizzati come protesi del futuro.

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