Anonymous attacca la Polizia di Stato e spiffera info sensibili

Anonymous attacca i server della Polizia di Stato Italiana e spiffera informazioni sensibili come a proposito della No Tav o su istruzioni scomode per gli agenti

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    Ancora un attacco di Anonymous: il gruppo di hacktivisti si è infatti scagliato recentemente contro la Polizia di Stato italiana andando a pubblicare in rete una serie di documenti riservati. Il comunicato “ufficiale” afferma che da settimane i pirati informatici si sono divertiti a curiosare tra i server, nelle email scandagliando portali e verbali all ricerca di informazioni interessanti. È un atto vendicativo globale nei confronti del post-arresto di Kim Dotcom e della chiusura dei servizi Megaupload e Megavideo. Sono stati prelevati 3500 file per un totale di 1GB di dati a proposito di fatti “caldi” come No Tav, intercettazioni telefoniche, istruzioni su cimici e microspie e infine indicazioni su come affrontare i cortei di protesta. In più, verità nascoste come la possibilità di appropriarsi di un’arma sequestrata da uno straniero senza cadere nel reato di ricettazione.

    Intanto lo scorso settembre Anonymous attacca Apple passando dall’FBI: è questo il riassunto dell’azione dei pirati informatici, che hanno fatto breccia dei server dell’agenzia governativa americana andando a prelevare 1 milione di ID di iPhone e iPad per poi distruggerli subito. Gli ID sono codici identificativi unici sugli utenti che permettono di risalire a informazioni assai sensibili come nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e, con un po’ di smanettamento in più, anche le credenziali della carta di credito con la quale ci si è registrati su iTunes. Dopo aver denunciato il “furto” i dati sono stati immediatamente distrutti, visto che è stata solamente un’azione a scopo dimostrativo e non criminale.

    Che senso ha l’azione degli Anonymous? Il loro compito era quello di denunciare la fragilità del sistema di protezione dei dati personali da parte di Apple, oltre che di punire ancora un’ennesima volta l’FBI (vedi caso Megavideo/Megaupload), che in questa querelle ha svolto solamente il ruolo di comparsa. Il numero di dati sottratti è ingente, si parla di un milione e uno ID (UDID, per la precisione) di dispositivi come iPhone e iPad. Erano conservati su un computer di un agente del Federal Bureau of Investigation e sono stati presi sfruttando una debolezza di Java.

    La firma di quest’attacco raffinato e innocuo come effetti pratici (ma non “morali”) è degli Anonymous in collaborazione con la ramificazione dei LulzSec che si sono recentemente stretti in una sorta di accordo per potenziare queste azioni, nell’ambito dell’operazione poi conosciuta come AntiSec. Ovviamente tutto è stato poi raccontato attraverso i numerosi siti ufficiali e ufficiosi delle organizzazioni, in tempo reale, denunciando immediatamente il fatto che i dati sono stati distrutti.

    Il gruppo di hacktivisti ha voluto sottolineare quanto sia fragile il sistema degli UDID scelto da Apple e caldeggiano una nuova soluzione. Il colosso californiano ascolterà questo singolare appello oppure continuerà sulla propria strada? Di certo è stato dimostrato quanto sia semplice bucare le difese. Nell’occasione della comunicazione dell’azione, gli Anonymous hanno anche offerto pieno appoggio alla causa di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks che ormai vive protetto dalle mura dell’ambasciata ecuadoriana di Londra salvo poi criticarlo un mese dopo con una dichiarazione pungente: “Wikileaks è ormai diventato un giocattolo personale nelle mani di Assange“. E ora, l’attacco alla Polizia di Stato.