Codice a barre compie 60 anni, tutta la storia

Il codice a barre compie 60 anni, ecco come è nata questa tecnologia ancora oggi utilizzata in tutto il mondo per tracciare e archiviare prodotti e informazioni

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    Compie 60 anni il codice a barre che proprio nel 1952 vedeva la luce (dei laser) grazie all’ingegno di Norman Joseph Woodland insieme a Bernard Silver. In oltre mezzo secolo i codici hanno letteralmente invaso il mondo con la loro semplicità e sono sbarcati anche sulle piattaforme mobili grazie all’evoluzione QR e alle app per smartphone. Come è iniziato il fenomeno? Negli anni ’30 e ’40 i rivenditori di generi alimentari e poi di prodotti per la casa o per la persona hanno accelerato la crescita e la diffusione e così si chiedeva a grande voce un sistema più pratico, rapido e preciso per tracciare l’inventario. Ascoltando queste richieste, Mr. Woodland iniziò la procedura per registrare un metodo chiamato “Classifyng Apparatus and Method” nel 1949 che poi ottenne il brevetto nel 1952.

    In un primo momento i codici a barre contavano su sole quattro righe e tra gli anni ’50 e ’60 erano presenti anche codici rotondi, con cerchi concentrici di vario spessore. Il 26 Giugno del 1974 un pacchetto di gomme da masticare marca Wrigley è diventato il primo prodotto in un minimarket a essere archiviato con un sistema a barre con un codice UPC (Universal Product Code) moderno. Nei vari anni abbiamo potuto assistere a una certa evoluzione dei codici a barre che hanno variato forme delle linee interne, disegni, simboli, colori fino ai più recenti QR Code che hanno fatto il proprio ingresso nel mondo delle applicazioni per gli smartphone.

    Gli scanner laser stessi sono cambiati. Negli anni ’70 erano simili a scatoline, poi hanno preso la forma di pistole e si sono miniaturizzati fino a sbarcare, come app appunto, anche sui moderni cellulari intelligenti, grazie alla fotocamera integrata. Attualmente i codici a barre sono utilizzati in svariate ramificazioni della società e dell’industria. Ad esempio i laboratori scientifici li utilizzano per i campioni durante i test, i militari ne applicano di giganteschi (fino a 60 centimetri) per le navi, gli ospedali per i pazienti e i corrieri per i pacchi. E come non dimenticare anche i tatuaggi-codice a barre?

    Attualmente, dunque, un metodo vecchio di 60 anni non solo è pienamente utilizzato, ma sembra per ora l’unico in grado di continuare a offrire una soluzione semplice, pratica e a basso costo per archiviare prodotti e informazioni a livello globale. In Italia viene applicato il codice EAN (European Article Number) oltre che il cosiddetto Farmacode o codice 32 appunto per le farmacie e parafarmacie. Nelle industrie si può trovare anche il codice 120. Arriveremo a festeggiare il secolo di vita dei codici a barre? Appuntamento al 2052.