Supercomputer Titan a 560640 core, il più potente al mondo

Supercomputer Titan a 560640 core, il più potente al mondo

Titan di Cray è il supercomputer più potente del mondo, con una quantità incredibile di CPU e GPU per un totale di 560640 processori, eccolo

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    titan cray supercomputer

    Si aggiorna la classifica dei supercomputer e Titan di Cray conquista il tetto del mondo è il più potente mai realizzato, superando il precedente primatista Sequoia della National Nuclear Security Administration. È infarcito da un numero spaventoso si CPU e GPU con ben 18.688 nodi ognuno mosso da un Opteron AMD da 16 core e da un acceleratore grafico GPU NVIDIA Tesla K20K per un totale di 560640 processori che garantiscono alla massima potenza un totale di 17,59 gigaflops (quadrilioni di operazioni al secondo) contro i 16,32 Sequoia. A cosa serve Titan? Grazie alla sua strabordante potenza è sfruttato nell’Oak Ridge National Laboratory per elaboratissimi calcoli sui materiali e analisi tecniche come ad esempio sull’energia nucleare.

    I supercomputer non sono solo celebrazioni di se stessi, ma servono per compiere elaboratissimi calcoli e per svolgere compiti importanti. Dalla meteorologia che richiede una potenza inaudita per prevedere e ricreare i movimenti e i fenomeni atmosferici fino alla finanza e alla medicina, come nel caso dell’esperimento australiano riportato dal Sydney Morning Herald. Un gruppo di ricercatori del Centro di Ricerca Medica di Melbourne, capitanato dal dottor Michael Parker, ha sfruttato un potente supercomputer per studiare in modo approfondito il Rhinovirus altrimenti noto come il virus del raffreddore. Una patologia che colpisce milioni di persone in tutto il mondo e tutti i giorni. Il computer ha simulato completamente il comportamento dell’organismo.

    E’ la prima volta che un supercomputer simula al 100% il comportamento di un organismo, ammesso di considerare il virus come appunto un organismo.

    E’ la prima volta che si può condurre un esperimento simile ed è molto utile perché ci permette di meglio comprendere come il Rhinovirus lavori“, ha spiegato Michael Parker, direttore del St Vincent’s Institute of Medical Research di Melbourne che ha condotto lo studio grazie alla collaborazione della società Biota Holdings. E’ stato usato un microscopio elettronico di ultima generazione per osservare il virus e un supercomputer per simulare e tracciarne i movimenti.

    Il Rhinovirus provoca il raffreddore (e la sinusite), che per una buona parte della popolazione è considerato un fastidio (e in fondo lo è, non è che provochi molti danni), ma in generale fa parte di quel gruppo di virus considerati come “incurabili”. Un esperimento del genere permette di osservarlo più da vicino e con maggiore precisione con più chance di poter capire come si evolve e come poterlo curare. Le conseguenze sarebbero presto dette: si potrebbero sviluppare medicinali e si potrebbe sfruttare un lavoro utili non solo per questo ma anche per virus più pericolosi.

    Il Rhinovirus è infatti strutturalmente simile ai più gravi Enterovirus e al virus della Poliomielite. Il dottor Parker inoltre sottolinea: “Per determinate persone un raffreddore potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte, parliamo non certo di individui in salute ma di gente anziana o bambini molto piccoli, pazienti con asma o con disturbi al sistema immunitario“. Il supercomputer utilizzato sfrutta due macchine IBM Blue Gene collegate tra loro. Ecco la classifica dei supercomputer più potenti al mondo.

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