Steve Jobs: un pilota della seconda guerra mondiale reincarnato

Steve Jobs: un pilota della seconda guerra mondiale reincarnato

Steve Jobs pensava di essere la reincarnazione di un pilota eroico della seconda guerra mondiale

da in Apple, Steve Jobs
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    Steve Jobs reincarnazione

    Steve Jobs si sentiva la reincarnazione di un eroico pilota di aerei della Seconda Guerra Mondiale: spesso, mentre guidava l’auto, sentiva il desiderio di tirare a sé il volante come se fosse la cloche di un aeroplano”. Parola dell’ex fidanzata Chrisann Brennan, che sta per far uscire un libro biografico sull’ex compagno e padre della figlia Lisa, riconosciuta colpevolmente un po’ tardi. Il libro si intitola The Bite In The Apple: A Memoir Of My Life With Steve Jobs negli USA e racconta il primo Jobs, quando non era ancora famoso né ricco. Tra le altre anticipazioni, Chrisann rivela che Steve le telefonò più volte ricordando la loro “intimità” anche da sposato con Laurene Powell, affermando di non aver mai provato le stesse sensazioni.

    L’ex compagna scrive anche che Jobs era affascinato dal mondo degli anni ’40 e dalle sue mode, amava il suono delle canzoni di Tommy Dorsey, Benny Goodman e Count Basie e spesso ballava anche nello stile degli anni ’40. Il libro uscirà negli USA il 29 ottobre. Potrebbe essere il secondo libro più atteso di tutti i tempi sul papà di Apple, dopo quello di Walter Isaacson. Tra l’altro, nel tomo di riferimento, si prendono frasi da un discorso tenuto da Steve Jobs in occasione della International Design Conference ad Aspen in Colorado del 1983. Tuttavia, dei 40 minuti di intervento, solo la metà ossia i primi 20 minuti erano noti, mentre i successivi erano andati perduti. Grazie a Marcel Brown, però, si è potuto recuperarli e le sorprese non sono mancate. Il buon Steve aveva infatti raccontato la propria visione del futuro: la lungimiranza delle sue parole si può apprezzare solo ora, a quasi 30 anni di distanza. Per molti è la prova che Jobs “venisse dal futuro” dato che aveva già in mente concetti che poi avrebbero preso forma e nome: iPad, App Store, Google Street View, Network Wireless e addirittura Siri.

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    Grazie all’encomiabile lavoro di giornalismo investigativo di Marcel Brown di lifelibertytech.com, si è potuto recuperare un vero e proprio pezzo di storia della tecnologia, un discorso di Steve Jobs nella sua integrità, digitalizzandolo e rendendolo pubblico sul proprio sito (lo potete ascoltare qui sotto, anche). E’ datato 1983 ed è stato registrato in occasione della International Design Conference di Aspen. All’epoca il presidente era Reagan, Michael Jackson si esibiva con il moonwalk e Apple II era davanti agli IBM nella classifica dei computer più venduti. Ma di cosa ha parlato Steve in quell’occasione? “La strategia di Apple è molto semplice: vogliamo mettere un grande computer in un libro da portarsi dietro e così facile da usare che si può imparare in 20 minuti.

    Vogliamo un collegamento radio così non sarà più necessario collegarsi con cavi ad altri computer e database“: non vi sembra qualcosa di simile all’iPad e al wireless networking, al cloud computing e compagnia bella? Ma le sorprese non finiscono qui.



    Cita infatti anche un esperimento del MIT di Boston che lo ha impressionato e che ricorda del tutto Google Street View ossia la possibilità di mappare il territorio a livello “stadale” con una visuale simile a quella umana. Paragonava l’allora nascente industria di sviluppo software a quella della musica: le persone entrano nei negozi di dischi sapendo cosa comprare, perché avevano ascoltato i brani alla radio. Di conseguenza anche l’industria dei software avrebbe dovuto creare qualcosa di simile alle radio per offrire esempi di software prima dell’acquisto. Inoltre, il tutto sarebbe potuto funzionare con un sistema elettronico grazie alle carte di credito. Insomma, qualcosa che oggi potremmo individuare nell’App Store di iTunes. Infine, nella sessione di domande e risposte, si soffermava sul riconoscimento vocale, come uno dei progetti più interessanti e stimolanti in quanto difficilissimi (per le tecnologie dell’epoca), ma che poneva al vertice degli obiettivi per le successive decadi. E poi è arrivato Siri.

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