Amazon e le false recensioni: è guerra aperta

Amazon fa causa presso un tribunale americano per far condannare un individuo che giudica responsabile di un traffico di falsi commenti in cambio di soldi

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    Il sito di ecommerce Amazon cita i nomi di dominio bayreviews.net, buyreviewsnow.com, buyazonreviews.com e buyamazonreviews.com, come vere e proprie piattaforme di traffico di commenti. Il sistema è semplice: un produttore che posiziona il suo prodotto in vendita sulla piattaforma può ottenere un certo numero di commenti in cambio di una somma di denaro, manda un pacco vuoto ad una persona che si occupa di commentare, la quale può quindi pubblicare un commento mediante un account verificato. Positivo il commento, ovviamente.

    Una tecnica di ottimizzazione che fa infuriare Amazon: quest’ultimo avrebbe identificato il responsabile, un certo Jay Gentile, che si troverebbe in California. Uno dei nomi di dominio citato da Amazon apparterrebbe tuttavia a Mark Collins, secondo The Seattle Times. Quest’ultimo ha rifiutato l’accusa di Amazon e assicurato che è solamente un intermediario tra i venditori su Amazon e i clienti desiderosi di scrivere un piccolo testo per dare il loro parere. Tuttavia, il suo sito web presenta numerosi elementi che si orientano verso un servizio di vendita di commenti orientati.

    Tra le lamentele fatte da Amazon, troviamo l’infrazione al diritto d’autore per utilizzo improprio del logo dell’azienda, ma anche all’Anticybersquatting Consumer Protection Act e al Washington Consumer Protection Act. Detto in poche parole, il business intorno ai falsi commenti avrebbe ingannato i clienti di Amazon, secondo il marchio. “Anche se non sono numerosi, questi commenti minacciano di ridurre la fiducia che i consumatori hanno nei nostri confronti, ma anche quella dei rivenditori e dei produttori che hanno concesso ad Amazon, il che danneggia l’immagine del marchio”, afferma la denuncia fatta dal brand americano.

    A marzo 2014, Amazon era stato interpellato dal social network del libro Babelio, che aveva trovato 774 critiche dei suoi utenti postate sul sito, su svariate schede di prodotti. A quanto pare, si trattava allora di un utente isolato che aveva copiato questi testi al fine di far salire la sua popolarità sul sito di ecommerce. “Siamo stati a conoscenza che una persona aveva pubblicato sul sito di Amazon dei commenti copiati su altri siti, il che è contrario alle nostre regole. Conformemente alla nostra politica, questa persona è stata avvisata e d’ora in poi le è vietato di commentare sul sito e i suoi commenti saranno eliminati”, aveva velocemente fatto sapere Amazon. Anche il sito Priceminister aveva ospitato lo stesso tipo di copie e si era fatto notare per la lentezza della sua reazione.

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