Il futuro delle auto secondo Ford: tutte le tecnologie innovative

Il futuro delle auto secondo Ford: tutte le tecnologie innovative
da in Innovazioni Tecnologiche
Ultimo aggiornamento: Martedì 31/05/2016 10:25

    Innovazione, sicurezza, tecnologia, automobili, ricerca: tutte queste parole possono essere adeguatamente collegate tramite un filo conduttore molto valido. Il suo nome è Ford. Ovviamente la casa americana non è l’unico costruttore automobilistico ad investire consistenti risorse nella ricerca. Lo fanno tutti, altrimenti non potrebbero stare sul mercato. Tuttavia l’evoluzione tecnologica ha costituito per la Ford una parte essenziale della propria esistenza, fino dagli inizi, poco più di un secolo fa. Era il 1913, dopo soli 10 anni da quando Henry Ford fondò la compagnia, quando la sua fabbrica mise in funzione la prima catena di montaggio, che rese possibile l’assemblaggio di una Ford T in soli 93 minuti, mentre prima erano necessarie 20 ore lavorative. Fu l’avvio di una rivoluzione mondiale che cambiò per sempre l’industria, cioè la produzione di massa. Potrà non piacere a certi paladini dell’idilliaco (e falso) mito dei piccoli lavoratori felici in una natura incontaminata, ma se oggi è possibile portare cibo, vestiario, medicine e altri oggetti essenziali a 6 oltre miliardi di persone, buona parte del merito va a questo tenace e lungimirante americano nato quando l’energia elettrica ancora non esisteva.

    Ford Innovation Workshop Ken Washington

    E ora, 102 anni dopo, a che punto siamo? La redazione di Tecnocino ha potuto visitare nei giorni scorsi il centro europeo di ricerca e progettazione avanzata della Ford sito in Germania, ad Aquisgrana, Aachen in tedesco. Il dirigente responsabile di questa divisione, il vicepresidente Ken Washington, accogliendo la stampa ha richiamato l’attenzione sull’evoluzione tecnologica che ha circondato l’automobile. In pochi anni si è passati da un mezzo sostanzialmente cieco e stupido ad una complessa apparecchiatura in grado d’informare e assistere il guidatore, capace anche di prendere decisioni autonome per evitare pericoli o limitare i danni, intervenendo direttamente sui controlli del veicolo. Il futuro a quanto sembra potrebbe essere la guida autonoma, su cui la maggior parte dei costruttori sta lavorando. In questa dimostrazione, chiamata “Ford Innovation Workshop – Sensing the Future“, usando come riferimento quattro dei nostri sensi, cioè vista, olfatto, udito e tatto (assaggiare un’automobile è per il momento irrealizzabile), abbiamo potuto osservare da vicino alcuni dei sistemi più innovativi installati o in via d’adozione sulle vetture che portano il marchio dell’ovale blu.

    Ford Innovation Workshop 4

    Cominciamo con la vista. Chiunque guidi sa che il fascio luminoso proiettato dai fari è fisso e non copre perfettamente tutta la zona frontale. Inoltre sterzando i lati della strada restano al buio. E usando gli abbaglianti si accecano i guidatori dei veicoli che incrociamo. E se ad una rotatoria al buio una bicicletta proviene da sinistra a luci spente? E se sul lato destro di una strada stretta ci sono dei pedoni o degli animali? Grave pericolo. I sistemi di illuminazione adattiva e spot lighting (illuminazione a punti) si trovavano inizialmente su automobili a cinque zeri, ma le cose stanno cambiando. La Ford li sta sviluppando sulla Mondeo. L’ultima versione sfrutta una telecamera a raggi infrarossi per riconoscere pedoni, ciclisti, animali e segnaletica stradale; avvalendosi inoltre di una dettagliata cartografia Gps, il sistema seleziona l’attivazione dei singoli Led di cui sono composti i fari, orientandone il fascio dove serve. Il sistema riconosce fino ad 8 elementi e la telecamera vede fino a 120 metri. Gli elementi rilevati dagli infrarossi vengono anche segnalati sul display.

    Ford Innovation Workshop 5

    Una delle situazioni più preoccupanti agli incroci: arriviamo alla linea d’arresto e la nostra visione laterale è parzialmente ostruita, a causa di ostacoli vari o anche per colpa dei montanti dell’auto. Per vedere dobbiamo muoverci in avanti; ma proprio in quel momento arriva qualcosa contro di noi, magari velocemente. Incidente, e la colpa è nostra. Il sistema che la Ford chiama Front Split View Camera, previsto sulle S-Max e sulle Galaxy, aiuta proprio ad evitare questo pericolo. Quando lo attiviamo, all’incrocio la telecamera montata sulla griglia frontale riesce a vedere a 180 gradi e l’immagine viene riportata sul display; questo viene diviso in tre parti, sinistra, fronte e destra. Dai vetri non si vede nulla, ma il display mostra che invece nelle zone cieche esiste ben altro. Così noi possiamo attendere che passi senza muoverci di un centimetro.

    Ford Innovation Workshop 6

    Qui arriviamo in una zona di intervento diretto. Guidando in città, sappiamo benissimo che un pedone può attraversare la strada nel momento sbagliato e all’improvviso, non necessariamente sulle strisce. E poi spesso siamo anche distratti da telefono, radio, chiacchiere, pensieri e mille altre cosette. Il sistema Pre-Collision Assist con Pedestrian Detection fa parte delle ultime Mondeo, S-Max e Galaxy. Un radar, una telecamera montata dietro lo specchietto interno e un vasto database comprendente varie forme di persone e animali (adulti, bambini, cani, gatti) riconoscono l’attraversamento; se sono in rotta di collisione con la nostra auto viene emesso un allarme; se il guidatore non fa nulla, il sistema prende il controllo e frena da solo, fermando l’auto. La frenata può essere molto brusca anche a velocità molto basse, proprio perché è necessario fermare la macchina in uno spazio ridottissimo, per evitare d’investire il pedone. Una ragione in più per tenere sempre la cintura allacciata.

    Questo sistema esiste da diverso tempo e ormai è quasi comune. Telecamera frontale e sensori capiscono se davanti a noi c’è un’auto ferma. Se non c’è intervento del guidatore, il sistema frena da solo, arrivando anche a fermare la macchina, attivando poi l’hazard (le cosiddette “quattro frecce”) per avvisare chi arriva da dietro. Le prime versioni funzionavano fino a 30 Km/h. L’ultimo aggiornamento permette l’azionamento del sistema fino a 50 Km/h.

    Ford Innovation Workshop 2

    Passiamo al senso dell’olfatto. Qualcuno ha mai osservato un filtro dell’aria per l’abitacolo? Nuovo, è di colore chiaro. Usato, diventa brutalmente nero. Le schifezze che trattiene sono le sostanze dannose che altrimenti entrerebbero nella nostra macchina e noi le respireremmo. Purtroppo gli elementi inquinanti sono molti. I filtri più avanzati progettati dalla Ford sono costruiti in una speciale fibra e sono in grado di trattenere quasi completamente anche il diossido di azoto, uno dei principali scatenanti dell’asma. Ma c’è di più. Una centralina collegata ad un apposito sensore “capisce” che tipo di aria proviene dall’esterno. Se, ad esempio in galleria o in una lunga coda cittadina, la concentrazione di monossido di carbonio o diossido di azoto diventa eccessiva, il sistema chiude automaticamente le bocchette di areazione e attiva il ricircolo dell’aria interna. Complessivamente questo nuovo sistema è circa il 50% più efficiente del precedente.

    Ford Innovation Workshop 3

    E arriviamo a tatto e udito. Nei laboratori Ford di Aachen lavora Ruth. Non è una signorina inglese o americana ma un robot. Il suo nome è una sigla: Robotised Unity for Tactility and Haptics, unità tattile robotizzata. E’ una specie di braccio a cui sono collegati anche sensori sonori. La Ford lo usa per testare la qualità dei materiali interni delle auto. E’ noto che, quando ci apprestiamo a scegliere un’automobile, cominciamo a premere i pulsanti e sfiorare volante, cruscotto, maniglie. Poi quando apriamo e chiudiamo le portiere facciamo attenzione al tipo di rumore. Queste sensazioni influiscono direttamente sulla nostra percezione della qualità di un’auto. Il robot Ruth esegue in modo standard tutti questi gesti, fornendo agli ingegneri Ford una base d’informazioni molto utile.

    Tutta questa tecnologia sofisticata potrebbe far pensare che l’automobile stia andando oltre l’uomo. E’ vero solo in parte. Tralasciando la guida autonoma, un discorso complesso da fare in altre sedi, i dispositivi qui descritti aiutano invece a rendere più umana l’esperienza di guida: cioè un viaggio piacevole. Ad essere disumani sono gli incidenti con morti, feriti, danni materiali, stress; è disumano anche respirare in auto l’aria delle nostre malate città; è poco umano anche toccare qualcosa che sembra scadente. Precisamente le disumanità che questi sistemi tecnologici aiutano ad eliminare o almeno limitare fortemente.

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