Tassa sui condizionatori? Solo per grandi impianti

Gira da giorni la notizia sulla famosa tassa sui condizionatori

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    tassa condizionatori

    La tassa sui condizionatori che andrebbe a colpire migliaia di famiglie italiane sta facendo clamore. Ma in realtà questa fantomatica tassa – si era parlato di 200 euro a famiglia – non ne è una vera e propria e non andrà a colpire le famiglie nella maggior parte dei casi. Di cosa parliamo quindi? Andiamo a chiarire.

    La direttiva europea non parla di tassa, quanto di un libretto per condizionatori simile a quello per caldaie. Ecco il testo ufficiale comparso nel 2014 e redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico: “Gli Stati membri stabiliscono le misure necessarie affinché le parti accessibili degli impianti di condizionamento d’aria la cui potenza nominale utile è superiore a 12 kW siano periodicamente ispezionate. L’ispezione comprende una valutazione dell’efficienza dell’impianto di condizionamento d’aria e del suo dimensionamento rispetto al fabbisogno di rinfrescamento dell’edificio. La valutazione del dimensionamento non dev’essere ripetuta se nel frattempo non sono state apportate modifiche a tale impianto di condizionamento d’aria o con riguardo al fabbisogno di rinfrescamento dell’edificio”.

    Quindi leggiamo che la potenza nominale utile deve essere superiore a 12kW (40.000 BTU circa), vale a dire condizionatori molto potenti adatti a grandi spazi (150 mq circa) e con più di cinque unità di raffreddamento collegate. Nelle case normali se ne possono avere solo una (fino a tre) con un consumo non superiore ai 3,5kW per un locale di 40 mq. Siamo quindi ben lontani dai numeri citati dalla direttiva.

    Questa la nota pubblicata dal Ministero dello Sviluppo Economico: “Non esiste nessuna tassa sui condizionatori delle abitazioni. Il Dicastero comunica altresì che l’Italia ha introdotto, al fine di adeguarsi alle direttive europee, prescrizioni per il miglioramento dell’efficienza energetica nel condizionamento per tutelare l’ecosistema e favorire risparmio economico e competitività”. Inoltre, per le utenze professionali, il libretto d’impianto comporta anche vantaggi: “Quanto a impianti di maggior potenza installati presso gli esercizi commerciali, occorre evidenziare che a fronte della spesa per la corretta manutenzione, vi sono importanti vantaggi. Infatti, oltre a garantire la sicurezza, la riduzione dei consumi per il miglioramento dell’efficienza comporta una riduzione della spesa per la bolletta energetica”.

    Chi acquista un nuovo impianto può invece godere di incentivi grazie all’ECOBONUS. La spiegazione del Mise: “Garantisce la detrazione fiscale del 65% delle spese sostenute per la sostituzione di condizionatori con impianti più efficienti. Inoltre, le detrazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia consentono di detrarre il 50% della spesa per l’acquisto di nuovi impianti”. Insomma, più che una tassa, un’agevolazione.

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