Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, la nostra recensione

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, la nostra recensione
da in Recensioni, Videogiochi
Ultimo aggiornamento: Giovedì 23/06/2016 07:09

    mgsv

    Ci sono pochi videogiochi in grado di far emozionare ogni singolo videogiocatore sulla faccia della Terra e, tra questi, spicca ogni capitolo della saga Metal Gear Solid. Uscito il primo giorno di Settembre 2015, TPP ha subito attirato su di sé moltissime critiche, per la maggior parte molto positive, con riviste che gli hanno dato anche un voto di 10/10, ma ce ne sono state altre che hanno tardato ad arrivare, perché, per muovere queste critiche, bisognava addentrarsi per bene nel gioco ed essere conoscitore dell’intera serie per accorgersi che qualcosa non andasse. Ci duole ammetterlo, ma TPP è un gioco incompleto dal punto di vista della trama, ma che, nonostante questo gravissimo handicap, riesce ad intrattenere per un numero di ore pari a 80 e, per quanto questo possa sembrare un paradosso, ciò che vediamo in queste 80 ore di gioco è fantastico. Abbiamo provato TPP sul nostro Pc con la seguente configurazione: processore I7 4790K, 16 GB RAM a 1333 MHz e scheda video Geforce Gtx 970 Asus Strix. Ricordandovi che la recensione seguirà i 3 punti di giudizio canonici ( Trama, Lato Tecnino e Gameplay), possiamo iniziare il nostro discorso.

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    Gli avvenimenti di TPP avvengono dopo 9 anni rispetto a ciò che Kojima ci ha mostrato in Ground Zeroes: Big Boss, risvegliatosi da un lungo coma, dovrà vendicarsi del responsabile di tutto, ma prima di fare ciò, necessiterà costruire un esercito in grado di muovere un attacco contro il nemico. La narrazione del gioco, fatta eccezione per la prima ora, è molto rarefatta e non ci capiterà di vedere spesso cutscene che raccontano la storia, ma quando questo accadrà, le scelte registiche, le musiche e i dialoghi ci colpiranno nel profondo, vista la maestria dimostrata da Hideo Kojima nel saper dirigere il tutto. La trama principale, andrà avanti a rilento e saranno soprattutto le missioni principali a mostrarci scene d’intermezzo che ci permetteranno di capire cosa stia succedendo e, sempre grazie a queste missioni secondarie, sarà possibile arruolare alleati fedeli che comporranno le nostre “spalle”, ma torneremo dopo su questo punto. TPP, purtroppo, per motivi che non conosciamo e che,forse, mai conosceremo, non ha un vero e proprio finale. Il web sta cercando di dare una risposta a tutto ciò o, quantomeno, di giustificare questa gravissima mancanza da parte degli sviluppatori, ma è ormai assodato che il gioco sia incompleto. Prima della release, sono venuti alla luce dei problemi tra il publisher, Konami, e il capo direttore del progetto, Hideo Kojima: non si sa di cosa si tratti di preciso, ma comunque le ultime scene di gioco sembrano messe lì giusto per “tappare un buco” che altrimenti sarebbe rimasto aperto, dando un contentino alle persone meno attente. Questo sarà il punto che prenderà il giudizio più basso da parte nostra, poiché TPP sarà l’ultimo capitolo della saga diretto da Hideo Kojima e reputiamo inammissibile che ci siano queste mancanze in un gioco che è stato in sviluppo per quasi 10 anni e che rappresenta una delle colonne portanti del gaming di sempre.

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    TPP potrebbe essere il gioco più ottimizzato di sempre. Noi abbiamo giocato in risoluzione Full HD con tutte le impostazioni al massimo e abbiamo visto, in tutte le nostre 80 ore di gioco, 4 cali di framerate. Abbiamo anche giocato il titolo il risoluzione 2K ed è comunque risultato fluidissimo con un framerate stabile sui 50 FPS. Il Fox Engine, nuovo motore di gioco testato su Ground Zeores, fa un lavoro eccelso nel tenere sotto controllo il mondo di gioco: collisioni quasi sempre perfette, ottimi effetti di luce, condizioni climatiche che cambiano durante lo svolgimento delle missioni, acqua molto realistica e gravità ben riprodotta. Se volessimo trovare un difetto dal punto di vista tecnico, dovremmo menzionare il cavallo, una delle spalle di Snake, che non sempre rende come si vorrebbe: salti che non dovrebbero esserci, strane contorsioni articolari e atterraggi decisamente troppo violenti sono cose che fanno storcere un po’ il nasi, ma si sa che dare vita ad un quadrupede con le caratteristiche di un equino è sempre un problemaccio nei videogiochi. Il colpo d’occhio del gioco è davvero maestoso e la profondità di campo è tra le migliori mai viste in giro; fermarsi ad ammirare il paesaggio è uno spettacolo per gli occhi e notare il cambiamento di luce di giorno, notte, con la pioggia o con una tempesta di sabbia lascia a bocca aperta. I personaggi sono ben dettagliati con espressioni facciali molto ben studiate e dettaglio grafico tra i migliori in circolazione. Un gioco che gira così bene su tutte le piattaforme sarà difficile da riproporre in un futuro prossimo.

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    Il gameplay è il medesimo proposto in Ground Zeroes. Avremo vari modi per completare ogni missione: potremo infiltrarci in pieno stile stealth e cercare di non essere scoperti dai nemici, farli fuori uno ad uno scatendando un inferno di piombo e perfino chiedere supporto aereo dal nostro elicottero. Le missioni di gioco, specialmente quelle secondarie, avranno come obbiettivi il salvataggio di soldati, il recupero di progetti o la distruzione di materiali nemici e, nel frattempo, potremmo anche raccogliere materiali utili allo sviluppo della Mother Base. Quest’ultima è ora un luogo in cui potremo andare nel caso in cui non volessimo più stare sul campo di battaglia: essa è espandibile (spendendo il giusto numero di GMP e di materiali) e potremo trovare delle sfide anche nelle varie sue zone. Ogni soldato che recupereremo dal campo di battaglia potrà essere assegnato ad un settore della Mother Base che più crescerà e più supporto ci darà dal punto di vista del combattimento, del recupero di materiali, dell’individuazione dei nemici e dello sviluppo di armamenti ed accessori. Sul campo di battaglia, infatti, potremo portare armi di nostra creazione, personalizzate come meglio crediamo, il binocolo, utile per l’individuazione dei nemici, l’iDroid, che fungerà da mappa, comunicatore radio e mezzo per ascoltare le varie audiocassette, molto utili per capire alcune sfaccettature della trama, ed il pallone Fulton, che utilizzeremo per recuperare soldati, armamenti pesanti, veicoli e container. Ci sono tante cose da fare in TPP, davvero tantissime, ma dobbiamo anche qui essere un po’ cattivi perché nella seconda parte del gioco ci saranno riproposte le stesse identiche missioni della prima parte, con le stesse cutscene e con la difficoltà di molto aumentata, cosa che fa storcere il naso e che ci fa capire che ci sia stata mancanza di inventiva ( o di tempo)da questo punto di vista. Per ultime nominiamo le varie “spalle” di Snake, alleati che potremo utilizzare sul campo di battaglia e che potremo migliorare sviluppando equipaggiamenti per loro: D-Horse, il cavallo che ci permetterà di percorrere enormi distanze in poco tempo, D-Dog, ottimo nelle ricognizioni sul campo e nel distrarre i nemici, Quite, la cecchina semi-nuda che non parla mai e che non sbaglia mai un colpo dalla distanza, e D-Walker, una specie di piccolo Metal Gear che può aiutarci negli scontri a fuoco e che fornirà una buona difesa dai proiettili nemici.

    TPP è, si, uno dei migliori giochi degli ultimi dieci anni, ma non in ogni suo settore. Il divertimento c’è e non mancano voglia di proseguire con la storia principale e di andare avanti a sviluppare sempre più oggetti, ma a che scopo tutto ciò se alla fine manca una chiusura degna? Sappiamo che una fine così ingloriosa non doveva arrivare davanti ai nostri occhi e speriamo che Konami possa rilasciare qualche contenuto scaricabile che possa salvare, anche se in parte la situazione, ma ogni giorno che passa la nostra speranza diminuisce. TPP è un diamante grezzo che se fosse stato lavorato un po’ di più avrebbe insegnato per molti anni, a tutte le altre software house, come si debba creare un gioco. Chissà fino a dove sarebbe potuto arrivare.

    VOTO: 9

    PRO: Profindo come nessuno – Longevo – Regia sublime con musiche azzeccatissime – Tematiche davvero toccanti, mature e ben illustrate.

    CONTRO: Finale che non esiste – Ha le capacità, ma non le sfrutta al meglio.

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