iPhone in Cina si chiama IPHONE e fa borsellini

iPhone in Cina si chiama IPHONE e fa borsellini
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    iPhone in Cina si chiama IPHONE e fa borsellini

    Apple perde una causa legale contro un’azienda cinese che chiama i propri prodotti IPHONE. Tranquilli, l’azienda in questione non si occupa di tecnologia, a differenza della Mela, ma il fatto che una borsa, un borsellino o una cintura potesse chiamarsi con lo stesso nome del melafonino non è sceso alla casa di Cupertino. A quanto pare, però, le leggi sul copyright in Cina hanno dato torto all’azienda Statunitense.

    Apple Logo

    Andava avanti da ben 4 anni la battaglia legale tra Apple e Xintong Tiandi, azienda cinese che utilizzava il nome IPHONE per firmare i propri prodotti in pelle quali borse, cinture ed accessori vari. Ricordiamo che il primo iPhone fu lanciato il 9 Gennaio 2007, mentre l’azienda cinese ha iniziato a brandizzare i propri prodotti molto dopo, il il 29 settembre 2007, ma, nonostante questa prova “temporale”, il tribunale cinese ha dato ragione all’azienda connazionale. Per farla breve, in Cina, quando si pensa alla parola “IPHONE” non viene in mente il rivoluzionario smartphone presentato da Steve Jobs, bensì la marca presente sui prodotti in pelle e, quindi, ciò non sarebbe considerato plagio secondo le leggi cinesi. Perché mai tutto ciò? Semplice.

    Il brevetto per il nome IPHONE fu depositato in Cina nel lontano 18 ottobre 2002 ed è stato accettato il 21 novembre 2013, mentre quello del nome iPhone poco prima della release del 2007, prova che scagionerebbe l’accusato da ogni accusa di plagio. Non è la prima volta che la Mela si batte, legalmente parlando, con aziende cinesi intenzionate a copiarle il marchio e, nella maggior parte dei casi ha sempre vinto, ma stavolta non ha potuto far altro che ammettere la sconfitta per una sfortunata serie di tempistiche.

    IPHONE custodia

    In conclusione, gli accessori in pelle della Xintong Tiandi continueranno a chiamarsi IPHONE e ad Apple non resta che mettersi l’animo in pace perché l’azienda cinese non ha tentato alcun plagio illegale.

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