Facebook, pakistano condannato a morte per commenti blasfemi

La vicenda segue quella di un giovane studente di 23 anni falcidiato da colleghi per la sua attività sui social network, tutta la storia

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    Facebook, pakistano condannato a morte per commenti blasfemi

    Taimoow Raza, un 30enne del Pakistan, è stato condannato a morte per via della sua attività su Facebook oltre che dalla condotta mantenuta al momento dell’arresto, presso una fermata del bus. Un po’ sull’onda del clamore si è scritto che l’uomo è stato condannato per i commenti lasciati sul social network, ma in realtà è una serie di concause. Rimane, tuttavia, l’ennesimo caso di demonizzazione dei SN soprattutto in un paese dove c’è stato già un inquietante precedente con un 23enne studente di giornalismo che è stato linciato dai colleghi universitari per le opinioni pubblicate sulla community più famosa al mondo. Quest’ultimo fatto è occorso circa due mesi fa. Facciamo un po’ di ordine nelle varie vicende, con tutte le informazioni sopraggiunte finora.

    Il fatto

    Cosa è capitato a tale Taimoow Raza? Il fatto è accaduto lo scorso aprile e ha visto l’uomo – 30enne – arrestato presso un capolinea di un bus. Secondo quanto raccontato, il protagonista di questa sfortunata vicenda stava mostrando agli altri passeggeri immagini che erano state ritenute proibite, anche se non è ben chiaro a cosa ci si sta riferendo. Inoltre, dallo smartphone poi sequestrato, sono stati trovati commenti pubblicati sulla propria utenza Facebook che andrebbero considerati blasfemi nei confronti del profeta Maometto. Per questo motivo, l’uomo è stato poi condannato a morte. Questo andrebbe a collegarsi alla rinnovata strategia di controllo del primo ministro Nawaz Sharif sulla blasfemia online. Il pubblico ministero Shafiq Qureshi di Bahawalpur, che si trova nel Punjab a oltre 600 km sud rispetto alla capitale Islamabad, gli elementi raccolti sarebbero dunque passibili di condanna. L’avvocato difensore Rana Fida Hussain ha comunicato che sarà tentato l’appello all’Alta Corte. Non ci sono state (ancora) esecuzioni per questa imputazione, ma sono già 15 le persone arrestate per questi motivi.

    Il precedente

    C’è già un tremendo precedente, anche se la giustizia – se così si può chiamare – è stata messa in pratica in modo privato. Uno studente 23enne di giornalismo chiamato Mashal Khan è stato infatti aggredito con bastoni e poi ucciso con un colpo di pistola da altri membri dell’università di Abdul Wali Khan a Mardal per la sua attività sui social network.