Maturità 2017, versione latino Classico: la traduzione di Seneca

La traduzione di Seneca, versione latino Classico della prova di maturità 2017, lo svolgimento completo

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    Maturità 2017, versione latino Classico: la traduzione di Seneca

    La seconda prova del Liceo Classico agli esami di Maturità 2017 verterà sulla versione di latino che si dovrà tradurre e consegnare cercando di racimolare il massimo dei punti possibili in vista della terza prova e poi dell’orale. Il totonomi impazza online e si cerca così tutte le possibili anticipazioni per portarsi avanti col lavoro e magari muoversi anche un po’ al limite del regolamento; se non oltre. Scopriamo gli autori più gettonati per le tracce.

    AGGIORNAMENTO: la versione è di Seneca, un brano dal titolo Il valore della filosofia, cioè della saggezza (lectio pagina 542, pagina 482). Dopo il salto la traduzione.

    La traduzione della versione Il valore della filosofia, cioè della saggezza di Seneca, contenuta nella lectio pagina 542, pagina 482, scelta come seconda prova della Maturità 2017. Questo il testo del brano da tradurre:

    “Non est philosophia populare artificium nec ostentationi paratum; non in verbis sed in rebus est. Nec in hoc adhibetur, ut cum aliqua oblectatione consumatur dies, ut dematur otio nausia: animum format et fabricat, vitam disponit, actiones regit, agenda et omittenda demonstrat, sedet ad gubernaculum et per ancipitia fluctuantium derigit cursum. Sine hac nemo intrepide potest vivere, nemo secure; innumerabilia accidunt singulis horis quae consilium exigant, quod ab hac petendum est. Dicet aliquis, ‘quid mihi prodest philosophia, si fatum est? quid prodest, si deus rector est? quid prodest, si casus imperat? Nam et mutari certa non possunt et nihil praeparari potest adversus incerta, sed aut consilium meum occupavit deus decrevitque quid facerem, aut consilio meo nihil fortuna permittit.’ Quidquid est ex his, Lucili, vel si omnia haec sunt, philosophandum est; sive nos inexorabili lege fata constringunt, sive arbiter deus universi cuncta disposuit, sive casus res humanas sine ordine impellit et iactat, philosophia nos tueri debet. Haec adhortabitur ut deo libenter pareamus, ut fortunae contumaciter; haec docebit ut deum sequaris, feras casum”.

    E questa la traduzione:

    “Non è la filosofia un’arte che cerca il favore popolare e non è fatta per essere ostentata; non consiste nelle parole, ma nei fatti. Di essa non ci si vale per far trascorrere piacevolmente le giornate, per eliminare il disgusto che viene dall’ozio: educa e forma l’animo, regola la vita, governa le azioni, mostra ciò che si deve o non si deve fare, siede al timone e dirige la rotta attraverso i pericoli di un mare agitato. Senza di lei nessuno può vivere tranquillo e sicuro; in ogni momento si presentano innumerevoli circostanze che esigono una direttiva, e questa bisogna cercarla nella filosofia. Qualcuno dirà: “A che mi giova la filosofia, se esiste il fato? A che, se c’è un dio che ci governa? A che, se il caso detta legge? Non si possono mutare gli eventi prestabiliti, né difendersi contro quelli incerti, ma o un dio è padrone delle mie decisioni e ha stabilito che cosa devo fare, o la sorte non mi concede nessuna decisione. ” Qualunque di queste forze esista, anche se esistono tutte, caro Lucilio, bisogna dedicarsi alla filosofia; sia che il destino ci vincoli con la sua legge inesorabile, sia che un dio, arbitro dell’universo, abbia disposto ogni cosa, sia che il caso sospinga e muova disordinatamente le vicende umane, deve proteggerci la filosofia. Ci esorterà a obbedire di buon grado a dio, e con fierezza alla sorte; ci insegnerà a seguire la volontà di dio, a sopportare il caso”.

    Ricordiamo che l’anno scorso gli studenti del Classico erano impegnati con il brano di greco che era tratto dal Panegirico di Isocrate. Il brano in questione era Vivere secondo giustizia non solo è corretto, ma anche conveniente per il presente e per il futuro. La versione di greco, in particolare, riguardava i capitoli 34, 35 e 36 dell’opera di Isocrate. E quest’anno?

    Il totonomi per la versione di latino

    Il nome che gira più spesso è quello di Seneca, ma è uscito solo nel 2011 e dunque sembra troppo recente. Cicerone è noto per il gran numero di versioni che si traducono negli anni, dunque potrebbe davvero capitare la botta di fortuna di trovare una traccia già affrontata, senza dimenticare anche Tacito, che però anche lui è già uscito da pochi anni. I nomi meno papabili sono Petronio, Velleio Patercolo e Plinio il Giovane.

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