Avatar diventerà realtà con soldati collegati mentalmente a robot?
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L’esercito americano potrebbe presto contare su una tecnologia particolare che permetterà ai soldati di collegarsi a unità robotiche controllandole come un surrogato, in modo mentale. Vi ricorda qualcosa? Sostituite gli automi con alieni alti tre metri e mezzo con pelle bluastra striata e avrete la trama del colossal Avatar, il film record di incassi. Il Pentagono sta pensando seriamente a questa possibilità, che per altro richiederebbe un budget abbastanza ristretto, “soli” 7 milioni di dollari, contro i 235 milioni che la produzione del film di James Cameron ha sborsato (ricavandone otto volte tanto).
Solitamente le tecnologie dei film di fantascienza si basano su progetti e idee già in giro, ma come vi abbiamo raccontato con Star Trek, spesso il percorso si inverte e la realtà prende spunto dalla finzione. E’ il caso anche del progetto della divisione Darpa – Defense Advanced Research Projects Agency ossia agenzia per i progetti di ricerca avanzata per la difesa – che si occupa dello studio e la realizzazione di innovative tecnologie a scopo militare e che ha iniziato a analizzare la fattibilità del “progetto Avatar”.
Nel film, gli avatar sono unità biologiche, veri e propri organismi ibridi ottenuti miscelando il DNA umano con quello dei Na’vi (ossia gli abitanti di Pandora, dove il film è ambientato), che si possono collegare all’uomo. Avviene un trasferimento della “coscienza” e l’essere umano prende letteralmente il controllo del Na’vi mentre il proprio corpo originale rimane in una sorta i capsula in uno stato semi-comatoso. Ovviamente la tecnologia della DARPA sarebbe meno fantascientifica e più pratica.
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Qui più che un trasferimento di coscienza si parla di “un’interfaccia e algoritmi che permettono ai soldati di associarsi a macchine meccaniche semi-automatiche che ne diventano surrogati“. In buona sostanza si tratta di un collegamento “mentale” con un controllo a distanza molto più profondo e elaborato rispetto, ad esempio, a quello che permette la gestione da remoto di apparecchiature tecnologiche militari come i droni volanti. Il soldato umano non cadrebbe in uno pseudo-coma ma si interfaccerebbe con il robot in un modo ancora tutto da spiegare. E da sviluppare.
I robot in questione sarebbero impiegati in operazioni più che altro di controllo e di esplorazione o di salvataggio più che in veri e propri combattimenti. Il budget di 7 milioni di dollari preventivato rende il progetto ancora più probabile (ma non per questo con esiti positivi) dato che gli USA hanno appena stanziato un finanziamento complessivo di ben 2.8 miliardi di dollari per il settore militare hitech. Si spera di non incorrere in un nuovo clamoroso flop come il rivoluzionario jet supersonico sempre della DARPA, che però si è esibito troppe volte in tuffi nell’oceano non desiderati.
Lun 20/02/2012 da Diego Barbera in Avatar



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