Dragon verso la ISS: primo volo spaziale commerciale privato [FOTO]

Dragon verso la ISS: primo volo spaziale commerciale privato [FOTO]

SpaceX Dragon è la prima navetta spaziale privata lanciata in una missione di test senza passeggeri a bordo e tornata con successo sulla Terra

da in Innovazioni Tecnologiche
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    Ancora Space X sugli scudi: la società californiana già protagonista del primo lancio privato verso la ISS di una navetta che poi andrà a supportare la NASA anche per il trasporto di astronauti, ha messo in orbita con successo una capsula Dragon che sarà ricordata come il primo volo commerciale diretto alla Stazione Spaziale Internazionale. Alle 2.38 il vettore Falcon 9 ha lasciato terra dalla base di Cape Canaveral (Florida) e tutti hanno tirato un sospiro di sollievo, d’altra parte la missione Crs-1 (Commercial Resupply Services) è costata qualcosa come 100 milioni di dollari, per un complessivo investimento NASA di 1,2 miliardi di dollari per un pacchetto di 12 voli. Dopodomani avverrà l’aggancio con la ISS poi fra due settimane il rientro.

    Missione completata al 100% per la prima navetta spaziale privata ossia SpaceX Dragon che dopo essere stata lanciata in orbita lo scorso agosto e dopo essersi agganciata senza problemi alla Stazione Spaziale Internazionale a 400 km sopra le nostre teste è ritornata sulla Terra. Per la precisione non è atterrata ma è ammarata nel senso che si è tuffata con il suo abnorme paracadute nelle acque dell’Oceano Pacifico, come all’epoca compivano le navette come ad esempio quelle della missione Apollo. E così come le storiche capsule che hanno portato l’uomo sulla Luna, anche le Dragon ospiteranno a bordo astronauti di varie nazionalità. Un successo senza possibilità di repliche per Elon Musk – fondatore di PayPal – che ora lavorerà a braccetto con la NASA per il perfezionamento di queste navette. Scopriamone di più.

    Buona la seconda per SpaceX che è riuscita a lanciare con successo il razzo Falcon 9 con a bordo il cargo spaziale Dragon ed è ammarata dopo aver completato alla perfezione la manovra di avvicinamento e di aggancio alla Stazione Spaziale Internazionale, sotto la supervisione della NASA. Era il primo lancio di una navetta privata dopo il rinvio dovuto a un problema tecnico. Il grosso modulo cilindrico zeppo di generi alimentari, qualche ricordino per gli astronauti e attrezzatura si è accostato con cautela alla Stazione Spaziale Internazionale, orbitando in parata a distanza di un km e poi gradualmente ha accorciato le distanze. Agganciando un braccio robotico comandato da un astronauta si è effettuato il docking senza rischi di collisione. Piccola curiosità: in occasione del lancio sono state liberate in orbita le ceneri di 300 vip che hanno pagato una bella somma per questa sepoltura spaziale. Come appare la navetta?

    Dragon di SpaceX non solo è andata in orbita, come comunicato dall’Amministratore Delegato della Nasa, Charles Boden, che ha addirittura parlato di una nuova era spaziale, ma si è agganciata anche alla ISS e infine è ammarata nell’Oceano. L’astronauta americano Don Pettit è stato il primo a entrare nella navicella, aprendo il portellone dopo il docking. L’inizio di un nuovo respiro spaziale? Di certo, prima si dovrà perfezionare questa tecnologia: la navetta Dragon è ancora a uno stato semi-larvale, lontana anni da quelle russe e giapponesi che partono, si agganciano, si sganciano e ritornano a Terra in completa autonomia. Ma è già un ottimo inizio. SpaceX Dragon è la prima navetta spaziale privata della storia, qualche settimana fa, per la prima volta si è svelata in foto e il primo particolare che salta all’occhio è la grande comodità offerta agli astronauti, che potranno essere trasportati – fino a sette per volta – in uno spazio non più angusto e claustrofobico, ma più confortevole e umano. Da sardine a quasi passeggeri di un volo di linea, gli astronauti potranno volare verso la stazione spaziale internazionale con meno traumi e la NASA (che finanzia il progetto) risparmierà palate di milioni di dollari. Ovviamente, il primo lancio era senza passeggeri a bordo, un test.

    La NASA ha giocato sul monopolio del traffico spaziale americano finora, ma i costi di gestione sono diventati insostenibili, il Governo ha pesantemente tagliato i fondi e le società di telecomunicazioni non sono più disposte a stra-pagare lanci di satelliti per via di una concorrenza inesistente. Così si è aperto ai consorzi privati e SpaceX è stata finora la più valida offerta.

    Nel 2010 ha lanciato in orbita una versione semplificata della navetta Dragon diventando la prima missione privata a completare un volo con successo (piccola curiosità, il carico segreto era…. formaggio). I tempi sono maturi per un volo con umani a bordo.

    Gli Stati Uniti, attualmente, sono senza supporti per raggiungere la ISS – la Stazione Spaziale Internazionale, l’opera umana più costosa di tutti i tempi – e devono appoggiarsi alle Soyuz russe. Il programma Shuttle è stato infatti cessato e non ci sono ancora alternative pronte in casa. Così l’idea è stata quella di aprire ai consorzi privati, che possono offrire alternative di qualità e dal basso costo. Come quello di SpaceX. La navetta Dragon è così grande che può accogliere al proprio interno tre moduli di discesa Soyuz interi. Può contenere fino a sette astronauti contemporaneamente.

    Sette persone alte fino a 2.10 metri e pesanti 120 kg ognuna, tra l’altro. La navetta Dragon è personalizzabile e può adattarsi a ogni ciurma e relativo bagaglio di strumenti, viveri e apparecchiatura elettronica. Si aggancerà al dock della International Space Station per un trasferimento sicuro. Il prossimo volo, che doveva avvenire il 7 febbraio da Cape Canaveral, sarà automatico e porterà solo rifornimenti alla ISS, sarà mandato in orbita da un razzo Falcon 9.

    Attualmente, la Soyuz utilizzata per raggiungere l’orbita e per ritornare indietro utilizza tecnologie abbastanza datate e non pensa molto al comfort degli astronauti. Come ci ha raccontato Paolo Nespoli in occasione dell’intervista, la discesa è un’esperienza davvero traumatica. In uno spazio esiguo, gli astronauti si infilano dentro speciali capsule protettive e vengono sottoposti a sollecitazioni estreme. Si percepisce lo spaventoso attrito con l’atmosfera, si sentono i bulloni esplosivi che saltano liberando le parti non necessarie del modulo e si viene sballottati come trottole all’apertura dei paracadute. Senza dimenticare l’atterraggio: avviene non in mare come le missioni americane del secolo scorso, ma sulla steppa russa. L’urto col terreno è paragonabile a un frontale tra un’utilitaria e un camion. E ovviamente la sensazione è quella percepibile trovandosi nell’utilitaria.

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