Apollo 11: i computer che portarono l’uomo sulla Luna

I computer utilizzati durante la missione Apollo 11 furono determinanti per l'evoluzione tecnologica moderna, eppure erano potenti una frazione degli attuali, scopriamoli

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    computer apollo 11

    La missione Apollo 11 portò l’uomo sulla Luna oltre 40 anni fa con un computer – o meglio dire una serie di computer – dalla potenza oggi quasi ridicola. Si dice spesso che questi dispositivi erano meno performanti degli attuali orologi digitali da polso e non è poi così lontano dalla verità. Ma d’altra parte non si deve dimenticare che verso la fine degli anni ’60 i computer erano macchinari abnormi, complessi e spesso portati a malfunzionamenti. Nonostante questo, tutte le missioni Apollo (tranne la prima, finita tragicamente con un incendio, a Terra) sono andate a buon fine. E vengono i brividi a pensare che questi computer abbiano guidato tre uomini a bordo di una navicella per oltre 350.000 km dalla Terra alla Luna, facendoli allunare con successo, recuperandoli e riportandoli sani e salvi sul pianeta. Come erano questi computer, che sono stati fondamentali per raggiungere le innovazioni attuali?

    Ci rivolgiamo spesso avanti con computer e tecnologie del futuro, ma ogni tanto è il caso di guardarsi indietro e stupirsi di come tutto sia nato. Le missioni Apollo saranno ricordate per aver portato almeno una decina di tecnologie attualmente in uso nella vita quotidiana, tra queste il computer ha sicuramente fruito delle innovazioni del programma spaziale. Il MITMassachusetts Institute of Technology di Boston – ha lavorato a fianco degli ingegneri della NASA preparando il computer per il modulo di comando, che poi è stato confezionato dalla società Raytheon. In generale si è cercato di seguire la via della semplicità d’uso per quanto possibile visto che in generale gli astronauti dovevano impegnarsi in un buon numero di comandi manuali.

    Fu per questo modo creato l’Apollo Guidance Computer (AGC) per comandi da imporre in tempo reale premendo pulsanti specificamente dedicati a azioni precise un po’ come i moderni elettrodomestici. Ad esempio un forno a microonde con i tasti per scegliere la modalità di cottura. Questo macchinario contava su una memoria da 64Kbyte e operava a 0.043MHz. Il programma AGC era chiamato Luminary e si basava su un codice chiamato Mac, che nulla aveva a che vedere con il mondo Apple visto che era acronimo di MIT Algebraic Compiler. Il codice era convertito poi a mano in un linguaggio che il computer potesse digerire, come? Grazie alla mitica carta bucherellata. In questo modo era possibile programmare l’hardware per compiere compiti necessari alla missione.

    AGC poteva riprodurre sotto-programmi riconoscendo un ordine di priorità: tuttavia durante la missione andò in sovraccarico e lanciò l’allarme codice 1202, così Neil Armstrong chiese aiuto via radio e l’ingegnere informatico Jack Garman – che aveva lavorato alla Apollo Guidance Program Section – lo rassicurò, l’allarme poteva essere ignorato. Aveva ragione: “l’aquila” allunò pochi minuti dopo. AGC fu determinante per l’evoluzione dei circuiti integrati. Per comprendere quanto fosse inquietante il margine d’errore ammesso, ci pensa l’astronauta David Scott a rendere l’idea chiamando in causa lo sport.

    Scott affermò: “Pensate a una palla da baseball e a una da basket distante 4.2 metri, la prima era la Luna, la seconda la Terra: il corridoio che dovevamo infilare era sottile quanto un foglio A4“. Alcuni astronauti avrebbero preferito i comandi manuali totali, ma l’AGC diede ragione agli ingegneri. IBM rivestì un ruolo importante durante la missione con 3500 impiegati dedicati. Il Goddard Space Flight Center utilizzava IBM System/360 Model 75 per le comunicazioni da Terra e le strumentazioni della società americana erano impiegate per il lancio dell’abnorme razzo Saturn. Il computer IBM System/360 Model 75 fu utilizzato anche al Manned Spacecraft Center a Houston in Texas da Neil Armstrong e Buzz Aldrin per calcolare quanta energia servisse per decollare dalla Luna e agganciarsi con un rendez-vous alla navetta comandata da Michael Collins orbitante intorno al satellite. I parametri fisici degli astronauti erano costantemente monitorati da sensori biometrici. Il software da 6MB impiegato era (allora) il più complesso mai scritto. Dunque, sì, l’orologio digitale che portiamo al polso ma anche la penna USB sulla scrivania sono più potenti e evoluti dei computer che oltre 40 anni fa hanno portato gli uomini a camminare sulla Luna.