Kim Dotcom di Megaupload contratta con l’FBI via Twitter

Kim Dotcom, fondatore di Megaupload e Megavideo, contratta con l'FBI via Twitter chiedendo la libertà provvisoria e lo sblocco dei beni in cambio della consegna volontaria alle autorità americane

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    kim dotcom scarcerato

    Kim Dotcom, fondatore di Megaupload e Megavideo è ancora in Nuova Zelanda, vicino a Auckland e in regime di arresti domiciliari da parte della polizia locale. Tuttavia ha recentemente ottenuto la libertà di utilizzare Internet e così ha ovviamente ripreso a twittare con buona regolarità: negli ultimi cinguettii si è rivolto direttamente all’FBI che ne chiede l’estradizione per l’accusa di frode. Ha affermato: “Sono disposto a consegnarmi spontaneamente, ma solo con la libertà provvisoria e se mi scongelate i beni per affrontare le spese legali e quelle per la vita quotidiana”. Insomma una contrattazione in piena regola di un individuo non proprio nella posizione di poter mercanteggiare. Di sicuro l’FBI non risponderà via Twitter, tuttavia si sta arrivando a un punto di svolta della vicenda.

    Attualmente Kim Dotcom – vero nome Kim Schmitz, cittadino tedesco di 38 anni sulla carta di d’identità – è segregato nella propria villona nei pressi di Auckland. L’FBI aveva chiuso il suo impero ossia Megaupload, Megavideo e il corrispettivo servizio per file sharing e video streaming di contenuti per adulti. L’accusa è quella di frode con un ricavo illegittimo di qualcosa come 175 milioni di dollari dal 2005 a gennaio 2012, ma soprattutto di aver causato danni per oltre un miliardo di dollari nei confronti delle major cinematografiche e delle etichette musicali lese dal mancato rispetto del copyright.

    Lo scorso febbraio, Kim Dotcom era stato scarcerato dalla polizia neozelandese che lo deteneva sin dalla retata dell’FBI che ha portato alla chiusura dei due portali leader nel settore del video streaming e del file sharing. Dotcom è stato liberato dietro pagamento della cauzione e ha l’obbligo di non lasciare i dintorni di casa, ma non solo perché in un primo momento gli era stato anche impedito di navigare sul web. E’ passato da una vita fatta di conigliette di playboy che zompettavano tra piscine, enormi saloni di ville sfarzose o sulla scaletta di jet privati e elicotteri alle solitarie sbarre neozelandesi. Kim Dotcom ha visto il proprio impero infrangersi lo scorso gennaio, dopo la retata dell’FBI che ha immediatamente spento i portali accusati di violare sistematicamente il copyright. E’ stato il primo passo del periodo del terrore che sta coinvolgendo tutti i servizi simili a quelli fondati da Dotcom.

    Megavideo era il sito che conteneva migliaia e migliaia di film e filmati protetti dal copyright, che erano liberamente visualizzabili da qualsiasi computer connesso al web. Megaupload era invece il regno del file sharing, per scaricare e condividere file altrettanto illegali come canzoni, album, film e quant’altro. Poi era presente anche Megaporn dedicato ai contenuti a luci rosse. Ebbene, tutti questi portali sono stati spenti. I rivali/colleghi ora si sono divisi: c’è chi come Rapidshare è passato dall’altra parte della barricata combattendo la pirateria e chi trema perché rischia di essere la prossima testa a cadere, come Hotfile.

    Per tutti questi motivi, Kim DotCom (che aveva già richiesto il rilascio tempo fa) difficilmente uscirà dal carcere e ripartirà all’assalto in tempi brevi, perché giuridicamente è un morto che cammina e le indagini su di lui continuano a imperversare. Ovviamente si è potuto permettere la cauzione e ora è (semi)libero, ma dovrà rispettare una serie di restrizioni classiche. Non potrà infatti uscire da un raggio di 80 km intorno alla propria villa di Coatesville in Nuova Zelanda e per spostamenti in quest’area dovrà comunque contattare la polizia con 24 di anticipo. Il caso Megavideo/Megaupload sarà utilizzato come precedente per la crociata delle etichette musicali e delle major cinematografiche, unite contro la pirateria online.