WikiLeaks: nelle email si parla anche di Cina e Google

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WikiLeaks ha pubblicato la nuova massiccia documentazione che doveva rimanere riservata e tra le migliaia e migliaia di email si può leggere più approfonditamente del “conflitto” tra Google e il Governo Cinese che è sfociato in caso internazionale. Dopo l’ingente mole di informazioni sull’Iraq e sull’Afghanistan è stato il turno dello “smascheramento” delle conversazioni via email tra gli organi diplomatici mondiali che qualcuno ha addirittura definito “l’11 settembre” del settore. Ricordate la battaglia legale tra Google (e altre 34 società) e la Cina che era stata accusata di attacco informativo organizzato? Nelle email di WikiLeaks sembra proprio che Pechino sia indiscutibilmente colpevole. Ma va?

WikiLeaks aveva promesso una quantità esagerata di informazioni pubblicate, si parlava addirittura di 2.7 miliardi di email che poi sono diventate 251.287 “cablogrammi diplomatici” che coinvolgono sempre gli Stati Uniti e il loro rapporto con alleati e nemici.

Julian Assange ha accorpato sul suo ormai famosissimo portalone le conversazioni tra le ambasciate o i consolati e anche quelle degli osservatori spediti in giro per il mondo. Si scoprono (scoprono?) così fatti di “gossip” come gli interventi di chirurgia estetica del leader libico Gheddafi oppure dei famosi festini di quello italiano Berlusconi.

Tornando alla parte tecnologica delle informazioni, Google trova conferma delle sue accuse: è stato proprio cinese l’attacco che aveva colpito non solo Mountain View ma anche altre 34 società americane con l’intromissione in account sensibili. Sembra che gli attacchi informatici “governativi” cinesi siano iniziati sin dal 2002 nei confronti soprattutto degli USA. E ora si resta in attesa di nuove anticipazioni su Twitter…

Lun 29/11/2010 da Diego Barbera

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Davide 29 novembre 2010 20:37
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Si ok.. ma dove stanno tutti sti file?

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Savio 29 novembre 2010 21:40
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Sul contenuto dei documenti tutti possono farsi un’idea propria. La mia prima riflessione, invece, è sulle modalità di pubblicazione e sulle possibili conseguenze di questo storico scoop. E così mi sono posto 5 semplici domande.

1. Siamo sicuri che la pubblicazione di 250.000 documenti in un colpo solo sia un bene per “la notizia”?

2. Chi è il vero bersaglio di questa operazione?

3. Siti “open” e a contributo pubblico (seppur limitato e altamente verificato) come Wikileaks hanno ancora bisogno di essere sostenuti dall’autorevolezza dei quotidiani storici?

4. Perchè tra i quotidiani scelti non c’è un italiano?
5. Come andrà a finire la vicenda?

Le risposte qui: http://savinodicorato.blogspot.com

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