David Tran della Stanford University ha realizzato un prototipo di pacemaker che è alimentato dallo stesso movimento del cuore. Grazie a un sistema che utilizza liquidi e magneti, sarà possibile allungare notevolmente la vita delle batterie di questi veri e propri salvavita.
Ma… un momento: il pacemaker non è una macchinetta inserita nel torace che stimola con impulsi elettrici il cuore a pulsare? Sì, c’è da precisare che il sistema sviluppato da Tran non è a se stante, le batterie si discostano di poco da quelle tradizionali, ma la loro carica può essere parzialmente integrata proprio dalla stessa pulsazione.
Un po’ come i motori elettrici che recuperano parte dell’energia spesa attraverso le frenate: un tipo di batteria del genere allunga notevolmente la vita delle batterie evitando e posticipando le operazioni necessarie alla sostituzione delle stesse batterie.
Il pacemaker è collegato a due piccoli palloncini posti vicino al cuore in due posizioni differenti, pieni di liquido che viene mosso dalle pulsazioni attraverso un tubicino di silicone. Lo spostamento di liquido muove magneti che generano carica elettrica che combatte il decadimento della carica della batteria.
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