Facebook e la privacy due treni che un tempo viaggiavano su binari quasi paralleli, ma che ultimamente hanno preso la tangente e corrono velocissimi l’uno agli antipodi dell’altro. Una recente inchiesta del New York Times ha illustrato con grafici di facile lettura il quadro della situazione.
E questa situazione è – purtroppo – non molto simpatica. Anzi diciamolo pure: Facebook sta accelerando la rincorsa a un tutto-esposto e tutto-condiviso per fini ovviamente commerciali. L’utente con competenze medio-basse non si raccapezza più tra menu e sottomenu e vige la regola del silenzio-assenso
Facebook è il social network più popolato di tutti i tempi, fondato solo un lustro fa da Mark Zuckerberg, ora corre verso oltre 400 milioni di utenti e forse per fine anno dovrebbe superare abbondantemente il mezzo miliardo di iscritti. Una moltitudine di gente e di informazioni preziose come platino visto che forniscono una finestra in real time per le aziende sul pensiero della gente, sui gusti e sui nuovi trend.
Ma affinché tutto ciò avvenga i dati devono essere puliti e con tutte le porte aperte così piano piano il social network si avvale dei cambiamenti di regola imposti dall’alto con la regola dell’opt-out ossia del “Non vuoi aderire? Allora vai a cercarti il comando e togliti, altrimenti passi automaticamente alle nuove regole”. Insomma per difendersi occorre agire retroattivamente, ma non è semplice.
Diciamolo pure: è un casino. Soprattutto per l’utente non esperto che cerca un pulsante per – ad esempio – chiudere il proprio profilo e deve cercarlo tra una marea di menu e sottomenu. Come fare dunque per tutelare dati e privacy? Ecco una pratica grafica che illustra bivi e snodi dei vari passaggi delle sottocategorie. Tuttavia cambiano spesso ordine a causa dei vari restyling.
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