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Gmail, Hotmail e Facebook insieme contro spam e phishing

Lo spam e il phishing sono due piaghe di tutti i servizi di posta elettronica che così si sono riuniti per combattere insieme in modo concreto e profondo. Google con Gmail, Microsoft con Hotmail, Yahoo, ma anche Aol (America OnLine), la stessa parte sociale con Facebook e MySpace per un totale di circa 15 società hanno preso parte a un tavolo di lavoro per cercare di arginare questo fenomeno nato praticamente insieme ai servizi email e però cresciuto in modo esponenziale.

Vi abbiamo parlato del fenomeno dello spam e del phishing. Il primo (ecco perché si chiama così, tra l’altro) è un’emorragia di pubblicità indesiderata che intasa buona parte delle caselle email mondiali. Anche se l’indirizzo è strettamente privato e poco diffuso, si ricevono tonnellate di email non volute, che però ormai finiscono (buona parte) dritte nell’apposita cartella per non disturbare troppo l’utente.
 
Il phishing è uno spam ancora più subdolo perché parte dalla stessa base ossia da un’email e però tenta di estorcere denaro o informazioni sensibili sfruttando l’ingenuità dell’utente. Che magari clicca su un messaggio credendo arrivi dalla propria banca, accede al proprio conto et voilà viene incastrato. I grandi fornitori di caselle di posta elettronica si uniscono contro questo fenomeno.
 
E così da un lato troviamo Gmail di Google, Hotmail di Microsoft, Aol, Yahoo Mail e altri nove partner e dall’altro pure due social network come Facebook e LinkedIn, perché? Perché Facebook è spesso più usato delle stesse email personali grazie all’ottimo bacino d’utenza (800 milioni e prossima entrata in Borsa) e LinkedIn per questioni lavorative. Anche su queste piattaforme, spam e phishing sono purtroppo presenti.
 
Tutti insieme per il Dmarc (Domain-based message authentication, reporting and conformance) si cerca di seguire l’esempio di Paypal (spesso usato come esca) che insieme a Google e Yahoo! ha portato a bloccare oltre 200.000 messaggi malevoli al giorno. Perché i dati parlano del 20% di email sfuggite al controllo e c’è ancora troppa utenza ingenua o non adeguatamente informata per basarsi solo sul buon senso.

Diego Barbera

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