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La corte UE: i social network non possono prevenire la pirateria

Il contenitore non può e non deve filtrare e censurare il contenuto perché in un social network è più importante la privacy e la libertà dell’utente rispetto all’eventuale violazione di copyright. Quest’ultima deve essere ovviamente condannata, ma chi offre lo spazio online agli utenti può agire solo a seguito di una segnalazione e non preventivamente. E’ questo il riassunto di una sentenza importantissima dell’alta Corte Europea che ha “liberato” Netlog NV di un fardello che potrebbe creare un precedente fondamentale per l’intero web. Una decisione che potrebbe clamorosamente riaprire il caso MegauploadMegavideo?


Sabam è la società belga che tutela i diritti d’autore e che ha denunciato il social network Netlog otto anni per violazione del copyright. Come conseguenza sarebbe stato necessario apporre un filtro per bloccare preventivamente qualsiasi violazione futura e dunque stoppare sul nascere ogni eventuale “crimine”. Tuttavia la Corte di giustizia europea ha recentemente rigettato quest’obbligo mettendo in primo piano l’importanza della privacy e della libertà degli utenti.

Una sentenza storica e importantissima perché cerca di mettere finalmente la parola fine all’eterno conflitto tra contenuto e contenitore. Le etichette musicali e le major cinematografiche hanno sempre preteso dai giganti del web (social network, blog network, forum, ecc…) un controllo preventivo su ciò che gli utenti caricano e operano online. Ma è una richiesta impensabile e inattuabile perché necessiterebbe di milioni di commissari a tempo pieno, risorse immense.

Il contenitore ossia chi offre spazio può solo agire (seppur tempestivamente) ma comunque solo a seguito di una segnalazione. Oppure sfruttando software che analizzano ciò che si è già pubblicato, in tempo reale, come nel caso di Youtube nei confronti dei video protetti. La sentenza Netlog va decisa in questa direzione e aggiunge un altro particolare fondamentale: non solo il filtro preventivo è un’idea da scartare, ma il rispetto del copyright deve venire decisamente dopo la privacy e la libertà dell’utente.

Insomma, in un’ideale scala gerarchica, la libertà e la privacy dell’utente sono al vertice supremo, in seguito il contenitore può andare a vigilare e se scopre che è stato commesso un reato è suo obbligo agire. I provider italiani esultano visto che vedono in questa sentenza continentale un precedente al quale appellarsi per ogni eventuale denuncia futura. E forse anche i grandi portali di file sharing e video streaming come soprattutto Megaupload e Megavideo sperano in uno spiraglio per addolcire la pena. Ma difficilmente questa sentenza potrà liberare il fondatore DotCom dal carcere e potrà fare riaprire i portali. I social network possono avere come conseguenza quella della pubblicazione di file protetti dal copyright, questi portali sono nati per la condivisione di file e hanno prodotto enormi ricchezze ai proprietari proprio grazie ai contenuti illegali. E di certo DotCom e soci non hanno fatto nulla per evitare e contrastare il fenomeno, anzi hanno munto finché c’è stato latte.
Diego Barbera

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