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I prossimi telescopi “vedranno” le piante dei mondi alieni?

C’è vita sui pianeti extrasolari? Esistono gli alieni? Domande da Fox Mulder, che potrebbero essere risolte grazie a una rivoluzionaria tecnologia di osservazione. Gli attuali telescopi non sono abbastanza potenti da poter vedere direttamente forme di vita su eventuali pianeti di altri sistemi solari, però presto potrebbe essere possibile scovare la presenza di piante grazie ai prossimi, come ad esempio JWST della NASA. Si sfrutterà questa tecnica che si basa sullo spettro d’immagine dei lontanissimi corpi celesti, che potrebbe quantomeno confermare la vita, anche se a livello “vegetale” grazie alla presenza di clorofilla.


In realtà attualmente i pianeti extrasolari stessi non si riescono a osservare direttamente, ma si possono individuare e si può calcolare la loro massa e il diametro approssimativo in relazione a come viene perturbata la gravità delle stelle intorno alle quali orbitano. Calcoli ben lontani dalla sicurezza, che però possono dare un’idea delle altre Terre. Come fare per scoprire se sono abitate? Una possibile soluzione arriva da una tecnica che si basa sullo spettro della luce riflessa.

Si sa che la luce riflessa da un pianeta appare differente dalla luce emessa da una stella visto che è fortemente polarizzata ossia le onde elettromagnetiche possono essere orientate in modo differente e misurabile. Si può teoricamente ad esempio calcolare in modo approssimativo quanta superficie è composta da terreno piano, da acqua e addirittura di gas. Spingendosi ancora oltre è possibile rilevare l’eventuale attività nella produzione di clorofilla.

Dunque, sarebbe possibile ipotizzare la presenza di piante e quindi di vita. Questo in teoria, perché il grande limite di questa tecnica è che i pianeti extrasolari sono troppo scuri e dunque riflettono troppa poca luce per poter ricavare tutti questi dati. Ma con il progredire della tecnologia si calcola che entro il 2020, con la costruzione di nuovi e più evoluti telescopi terrestri e orbitali, si potrebbe compiere un bel balzo avanti.

Magari grazie al James Webb Space Telescope (altrimenti conosciuto come JWST) che probabilmente dal 2018 sarà il nuovo grande e potente telescopio spaziale orbitante ottimizzato per l’osservazione a infrarossi. Studierà tra l’altro anche le prime galassie formate, connettendo il Big Bang alla nostra, la Via Lattea. Avrà uno specchio con diametro da 6.5 metri e sarà piazzato a grande distanza dalla Terra, a circa 1.5 milioni di chilometri, per una visuale totalmente sgombra.
Diego Barbera

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