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Ebook, Apple respinge le accuse di cartello sui prezzi

Il Dipartimento di Giustizia americano e l’equivalente della nostra Antitrust sta indagando su Apple in merito alla vicenda “cartello ebook“. Stiamo parlando dell’apparente comportamento scorretto di Cupertino in collaborazione con cinque importanti editori (Simon & Schuster, Hachette, HarperCollins, Macmillan e Penguin) che avrebbero imposto un prezzo dei libri digitali studiato ad hoc per ostacolare la concorrenza in modo poco leale. Formando un cartello dei costi degli ebook grazie alla collaborazione degli editori, Apple avrebbe così preso il sopravvento sui rivali, soprattutto su Amazon, che sin dall’inizio era stata additata da Steve Jobs come l’obiettivo da raggiungere e superare per il dominio del settore. Come si evolverà questa vicenda? Intanto arriva la risposta di Apple, che rigetta tutte le accuse.

Guerra degli ebook, lo scandalo degli ebook, chiamatela come volete, ma questa vicenda sta scaldando i nostri colleghi oltreoceano. Il Dipartimento di Giustizia americano avrebbe chiamato in tribunale Apple per aver ostacolato in modo scorretto la libera concorrenza. Come? Con un cartello di prezzi dei libri digitali studiati insieme agli editori così da abbattere i rivali e portare quanti più clienti possibili presso il proprio store digitale. E’ anche in ballo l’accusa di abuso di posizione dominante.
 
C’è una linea molto sottile tra la normale leadership di un settore di mercato e la predominanza non così limpida sui rivali e spesso le grandi società possono muoversi al limite del regolamento per sfruttare i vantaggi ottenuti da un periodo particolarmente florido di successi. O il “monopolio” sul settore come è successo ad esempio a Google in merito alle ricerche online e ai casi degli aggregatori di eshopping penalizzati in favore del servizio di casa o a Motorola per i brevetti sulle telecomunicazioni non concessi ai rivali come da regolamento.
 
Nel caso di Apple, la società californiana non avrebbe certo agito da sola, ma avrebbe legittimato la propria posizione dominante grazie al supporto di editori come Simon & Schuster, Hachette, HarperCollins, Macmillan e Penguin che avrebbero formato un cartello dei prezzi degli ebook alzando i costi a danno di rivali di Apple come Amazon su tutti e facendo confluire sempre più utenti verso Cupertino. Una pratica che non è andata giù ai rivali, che si sono rivolti agli organi di giustizia.
 
Gli editori, d’altra parte sono sempre stati attratti dal modello di distribuzione e di revenue sharing (ossia di condivisione dei guadagni) di Apple. Amazon, ad esempio, decide il prezzo finale degli ebook portandoli ad esempio a livelli molto bassi di 9.99 dollari, Apple garantisce piena libertà agli editori offrendo loro il 70% dei ricavi. L’Antitrust sta indagando e già tre editori si sono fatti avanti – Simon & Schuster, Hachette e HarperCollins – proponendo un accordo fuori dal tribunale per evitare multe salatissime, mentre Macmillan e Penguin continueranno la battaglia. E Apple potrebbe non uscirne vincitrice.
 
AGGIORNAMENTO: Apple non ha certo atteso troppo prima di rispondere alle gravissime accuse avanzate dal Dipartimento di Giustizia americano. Qualche giorno fa, Cupertino era stata accusata di collusione sui prezzi degli ebook insieme ai principali editori americani, insomma di aver creato un cartello per offrire i libri digitali a un costo conveniente e per sfavorire così i rivali (Amazon in testa). Una strategia che per molti è equiparabile a concorrenza sleale. La portavoce di Apple, Natalie Kerris, ha commentato: “Le accuse di collusione avanzate dal dipartimento di Giustizia semplicemente non corrispondono al vero. Il nostro catalogo di ebook ha aumentato l’innovazione e così la concorrenza, interrompendo il monopolio di Amazon nel settore editoriale digitale. Gli utenti hanno potuto fruire di ebook più inerattivi e così come abbiamo consentito agli sviluppatori di fissare i prezzi delle applicazioni su App Store, abbiamo lasciato la stessa libertà agli editori su iBookstore“.

Diego Barbera

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