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Google: Torrent e Megaupload via dai suggerimenti di ricerca?

Google potrebbe essere obbligata a nascondere dai propri risultati di ricerca “nomi” scomodi come Torrent, RapidShare e Megaupload che andrebbero eliminati dalla funzionalità Instant ossia dal suggerimento e autocompletamento di ciò che si sta digitando. L’indiscrezione arriva a seguito degli strascichi di una battaglia legale tra il colosso californiano e la società SNEP (Syndicat national de l’édition phonographique) che tutela gli interessi dell’industria musicale. Nello specifico si parla della Corte Suprema francese che potrebbe presto chiedere a Mountain View di inserire nella black list (lista nera) dei termini da non trattare quelle dei servizi che favorivano o favoriscono ancora lo scambio di file protetti dal diritto d’autore.


Provate a scrivere termini particolarmente volgari oppure l’indirizzo di un sito per adulti e potrete constatare che già da tempo Google evita di inserire nel sistema di autocompletamento suggerito Instant tutto ciò che viene ritenuto scomodo e poco edificanti. Non è una novità: sul puritanesimo di Google si è discusso a lungo, basti leggere le classifiche dello Zeitgeist ossia delle parole chiave più cercate dagli utenti, dove magicamente scompaiono tutte le ricerche legate a contenuti appunto per adulti che invece monopolizzerebbero il ranking. Nel caso francese, però, si passa da una questione più “d’etichetta” e morale a una strettamente commerciale.


La società che tutela l’industria musicale francese, la SNEP, potrebbe infatti ottenere quanto richiesto dato che la corte suprema francese potrebbe richiedere la censura mirata di termini legati a servizi che tradizionalmente violano il diritto d’autore. Stiamo parlando del defunto Megaupload, che continua a vivere grazie alle ricerche e ai servizi “megaupload-like” simili, oltre che dei vivi e vegeti Torrent senza dimenticare RapidShare, che però negli ultimi tempi si è un po’ ammorbidito andando incontro alle richieste delle etichette e delle major. In generale, Google eliminerebbe questi suggerimenti dal sistema di autocompletamento così da evitare che milioni di utenti possano incappare in risultati scomodi.

Questo non vuol dire che Google sia complice dei servizi – e ci mancherebbe altro – ma che indirettamente potrebbe favorirli con le sue tecnologie di ricerca. In realtà manca la decisione della corte d’appello e dunque potrebbe ribaltarsi questa sentenza, che si basava sull’accusa che – cercando nomi di artisti famosi – l’autocompletamento accostava parole chiave come torrent, rapidshare o megaupload. Il perché è presto detto: moltissimi utenti cercavano appunto pagine dove scaricare gratuitamente e illegalmente le canzoni. Il sistema però non è “consapevole” e dunque suggeriva in base al volume di ricerca. Da qui la richiesta di una mediazione umana.
Diego Barbera

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