Una preziosa Aston Martin DB 5 degli anni ’60 è stata utilizzata nel nuovo colossal Skyfall, ennesimo capitolo della saga di 007 alias James Bond. Era già apparsa nel primissimo film. Tuttavia si sa che spesso e volentieri le vetture guidate dall’agente segreto più famoso al mondo fanno una bruttissima fine e così i produttori della pellicola sono ricorsi a un ingegnoso e pratico metodo. Hanno stampato in plastica le parti di carrozzeria per ricomporre poi la vettura, grazie a un’innovativa, costosa e potente stampante 3D VX4000 e successivamente hanno poi assemblato il tutto con un risultato davvero eccezionale.
Contando su un budget altissimo e volendo ricreare le scene d’azione con il realismo massimo consentito, le riprese dei vari film di 007 hanno fatto scarsissimo uso di tecniche digitali e così, ad esempio, gli inseguimenti sono davvero riprodotti con auto che poi si sfasciano, esplodono, si ribaltano e compiono evoluzioni incredibili. Una scena di qualche minuto può costare milioni di euro in vetture, spesso anche estremamente costose prese singolarmente. Tuttavia, nel caso della Aston Martin DB 5 non si poteva proprio danneggiarla.
E così si è pensato bene di costruire una replica che non sembrasse solamente un lavoro da carrozzeria di bassa lega, ma proprio una sorta di clone. E così la società Voxelijet è stata contattata per creare tre Aston Martin DB 5 in materiale plastico da utilizzare e, di conseguenza, distruggere sul set. Si è utilizzata la costosissima e potente stampante VX4000 3D che ha confezionato 18 parti in plastica e si è assemblato poi il tutto con perizia. Il risultato finale ha permesso di girare le scene con più tranquillità, senza danni milionari.
Come è avvenuto il processo? La Voxelijet ha analizzato i dati CAD del progetto e ha stilato la lista dei componenti necessari. Si è utilizzato il materiale plastico PMMA che viene normalmente sfruttato per scopi tra i più vari. Le stampanti 3D stanno rivestendo un ruolo sempre più importante non soltanto in ambito aziendale, ma più recentemente anche in quello medico grazie alla possibilità di ricreare addirittura tessuti viventi che presto potrebbero essere utilizzati per protesi o per curare gravi danni.
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