Twitter ha mantenuto la promessa e ha cambiato l’interfaccia della versione desktop portandola più vicina a quella delle versioni delle applicazioni per smartphone e tablet con sistema operativo Android e iOS. La prima variazione che si nota è la colorazione: è decisamente molto bianco e salta subito all’occhio una certa somiglianza – giudicata da molti troppo accentuata – con il nuovo sistema operativo di Apple, iOS 7. Cosa cambia? Si nota un tipo di carattere nuovo, una certa mancanza di tridimensionalità muovendosi verso una superficie più piana e si punta maggiormente all’essenziale e al minimalismo. E questa nuova interfaccia è stata gradita dal popolo del web? Ovviamente no, ma non è una novità la pigrizia 2.0.
La storia è sempre la stessa: un servizio molto utilizzato come un client email oppure un portale online o ancora appunto un social network cambiano interfaccia e grafica. Gli utenti si piazzano subito in rivolta invocando la precedente versione affermando che il nuovo è uno schifo, che non si capisce niente, che si trovano spiazzati, che è poco funzionale, ecc… Ovviamente c’è anche una parte di utenti che apprezza la nuova versione. E altrettanto ovviamente non è che ogni cambiamento sia per forza positivo: può capitare che si adottino scelte sbagliate e che – effettivamente – fosse tutto meglio prima di cambiare. Ma solitamente la percentuale di scontenti è sempre molto alta, in ogni caso.
La motivazione qual è? A nostro avviso è la cara e vecchia pigrizia 2.0 (che poi è uguale alla 1.0): soprattutto online ci sono abitudini che danno sicurezze e tranquillità. Come recarsi al bar preferito e assaporare il caffé preferito, come ripensare a una canzone amata nella versione originale (o in un’altra versione migliore) e così via. Quando qualcosa cambia e ci si trova nella necessità di dover modificare le proprie abitudini e la propria routine, quando anche si deve attivare quella parte del cervello che implica il dover comprendere e imparare, allora ci si lamenta e si invoca il pre-cambiamento.
Nel caso specifico dei social network, ogni volta che Twitter, ma anche Facebook, cambia qualcosa si invoca la versione precedente dimenticandosi che – ai tempi – ci si era comportati allo stesso modo con la versione prima ancora. Poi ci si abitua e si inizia ad apprezzare, perché tutto avviene in automatico e ci si può concentrare con i contenuti e non con il contenitore. Ma durerà poco: i tempi sul web sono molto veloci e anche se qualcosa – graficamente e funzionalmente – funziona, si deve cambiare per forza anche per non rallentare e diventare statici. Ci si deve fare l’abitudine ai cambiamenti.
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