Riusciremo mai a vedere un ascensore spaziale in attività: nei libri di fantascienza così come in diversi film si è già potuto ammirare quella che potrebbe essere la soluzione ideale per la messa in orbita di satelliti e possibile ponte per missioni e esplorazioni a basso costo. Di cosa stiamo parlando? Dell’ipotetica struttura alta svariate decine di migliaia di chilometri che parte dal suolo per arrivare ben oltre l’atmosfera, in orbita geostazionaria. Anzi, in realtà tutto parte – sin dalla costruzione – dall’orbita per giungere il suolo. Se ne è parlato per la prima volta nel 1895 in un romanzo di Konstantin Tsiolkovsky, poi negli anni si è pensato se fosse possibile realizzarlo sul serio. Sono interessanti le conclusioni alle quali sono giunti gli esperti dell’IAA.
IAA sta per International Academy of Astronautics e ha raggiunto due conclusioni a proposito degli ascensori spaziali. La prima è che la loro costruzione è possibile o meglio dire non ci sono motivi scientifici per dubitare che non potrebbero essere costruiti. Il secondo è che con uno sforzo collettivo di tutte le agenzie spaziali nel mondo, si potrebbe giungere al giusto team e soprattutto al giusto budget per poterlo costruire. Anche perché i vantaggi sarebbero molteplici a partire dal risparmio colossale sulla messa in orbita di satelliti e sulle relative eventuali riparazioni. Mandare oggi in orbita un razzo non solo è costosissimo, ma ha anche percentuali di rischio non indifferente. Con l’ascensore spaziale si ridurrebbero drasticamente le spese. Si parla di ancoraggio in orbita tramite asteroide, un lungo cavo di nanotubu di carbonio e pannelli solari per l’alimentazione. Il viaggio dal suolo all’orbita geostazionaria durerebbe 4-5 giorni circa. Ovviamente ci sono anche dei contro: non si renderebbe realtà prima di 50-100 anni e c’è sempre l’incognita dei detriti spaziali: proiettili grandi da un bullone a un’auto
E’ da anni che si ipotizza un ascensore spaziale in grado di collegare la Terra con lo spazio immediatamente esterno all’atmosfera per ridurre drasticamente i costi delle missioni internazionali. Se finora è stato tutto in pausa per limiti tecnici, forse anche grazie a una recente scoperta di un team della Cambridge University si potrebbe risollevare il progetto. A differenza dei normali ascensori non muove il cavo ma la “cabina” e ovviamente anche le misure si dilatano notevolmente passando da un ordine di centinaia di metri massimo per i grattacieli a migliaia di km dovendo bucare l’atmosfera e raggiungere l’orbita geostazionaria. Il suo grande limite, per ora, è la fattibilità (e hai detto poco), infatti si dovrebbe realizzare una struttura di un’altezza spaventosa con un materiale leggero, in grado di resistere a sollecitazioni estreme e pure poco costoso. La costruzione partirebbe dallo Spazio con un ingente contrappeso (come un asteroide) come base dalla quale far partire il cavo lungo almeno 35mila km in grado di raggiungere il suolo terrestre. Come riportava anche il Times, il team di scienziati della Cambridge University che ha avanzato la nuova proposta ha studiato un materiale derivato dal carbonio che si è dimostrato ultra flessibile e resistentissimo.
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