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Michael J. Fox e Intel insieme per studiare il Parkinson

Michael J. Fox non ha certo bisogno di presentazioni. Oltre ad essere famoso per il ruolo principale che interpretò in “Back to the Future”, la star hollywoodiana è nota anche per la lotta contro il Parkinson, malattia dalla quale è affetto dal 1991. In questa lotta ora c’è Intel, la famosa multinazionale americana, che da adesso collabora con la Fondazione Fox al fine di monitorare questa malattia grazie alla sua piattaforma open data.

Al termine della prima fase del progetto, sono state seguite trenta persone (sane e non) attraverso dei dispositivi grazie ai quali è stato possibile registrare i loro movimenti, presenza di tremori e andamento del sonno. Tutti i dati che sono stati raccolti da questa operazione sono stati poi inseriti su una piattaforma con sistema cloud in forma anonima, dalla quale ricercatori, scienziati e medici di tutto il mondo hanno potuto avere accesso.

Conclusa la prima fase di questo progetto, verrà presto aperta una seconda fase. Questa volta, lo scopo sarà quello di utilizzare un’applicazione speciale per telefonini, la quale avrà il compito di effettuare delle osservazioni più minuziose che saranno elaborate utilizzando questa volta degli indicatori di tipo genetico. L’amministratore delegato della Fondazione Fox, Todd Sherer, ha dichiarato che grazie a questi risultati si potranno avere a disposizione delle informazioni oggettive su quelli che sono i sintomi del morbo di Parkinson. Queste informazioni saranno molto utili visto che potrebbe consentire di sviluppare nuovi farmaci mai visti prima d’ora, effettuare una diagnosi corretta e apportare delle cure più adatte a seconda dell’avanzamento della malattia.

E’ ancora presto per prevedere il risultato di questa seconda parte del progetto ambizioso portato avanti dalla Fondazione Fox, ma a giudicare dalla prima fase, c’è da scommettere che la prossima dovrebbe essere all’altezza, soprattutto ora che anche Intel è stata coinvolta nel progetto, un appoggio non trascurabile soprattutto se si pensa ai mezzi tecnologici che la multinazionale è in grado di mettere a disposizione.

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