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I migliori giocatori online cinesi? Sono dei carcerati

La notizia ha qualcosa di surreale, tanto che inizialmente uno potrebbe pensare ad una bufala, ma la notizia è reale. Nel carcere cinese, per la precisione nella prigione di Nahe in Heilongjiang, i prigionieri sono stati invitati a giocare a World of Warcraft. La notizia lascia un po perplessi anche perché come programma rieducativo è sicuramente molto “particolare”. Nel 2006 il carcere ha comprato 250 computer ed ha allestito due piani in aule informatiche adatte anche a giocare online. Il gioco più utilizzato dai prigionieri della prigione di Nahe è World of Warcraft, questa pratica rieducativa risulta molto strana specialmente per le voci che girano su quel carcere, infatti sembra che i detenuti che non avevano inclinazione per i giochi online e che non volevano partecipare ricevevano delle punizioni fisiche.

La prigione di Nahe sembra non essere nuova ad iniziative “particolari”, infatti è stata aperta una caffetteria dove i carcerati possono trovare dei cibi migliori ma a prezzi non proprio economici. Altri episodi poco gradevoli si sono svolti nel carcere in questione: tangenti, percosse, prostituzione e quello di aver costretto i prigionieri a giocare a World of Warcraft sembra essere solamente la punta di un Iceberg.

Tralasciando gli altri avvenimenti volevo concentrarmi sulla pratica di fare giocare a videogiochi, come World of Warcraft, persone che sono finite in carcere magari anche per azioni violente su altre persone. Solitamente non condanno mai i videogiochi, internet o la tecnologia in generale quando succedono avvenimenti particolari. Infatti molte sentiamo ai telegiornali “ragazzo uccide…colpa dei videogiochi”, “colpa dei Social” . Questa tendenza a demonizzare il “mezzo” avviene sempre perché non si capisce effettivamente il “mezzo” stesso.

Il caso dei carcerati cinesi invece è particolare, perché se è vero che un videogioco (se sei mentalmente sano) non può portarti a compiere determinate azioni è anche vero che fare giocare dei carcerati ai videogiochi, in particolare a videogiochi “violenti”, non è proprio il massimo come programma di recupero. Ribadisco con questo non intendo puntare il dito contro il videogioco, ma contro l’utilità di questa procedura. Sicuramente questi carcerati, una volta usciti, avranno un futuro nel mondo del gaming online professionale o almeno usciranno come campioni. Tu cosa ne pensi?

Andrea Toxiri

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