Secondo gli ultimi dati diffusi da Internet Security Company AVG, il 92 per cento dei neonati e bambini sotto i 2 anni possiede un’impronta online su social network, blog, community o altro. Un’azione ovviamente effettuata dai genitori che pubblicano decine di immagini e informazioni ogni mese “facendo le veci” dei figli. Senza chiedere il permesso, dato che i bambini così piccoli non potrebbero comprendere.
Curiosamente nella fascia consapevole, ossia in quella che volontariamente sfrutta il web – tra i 14 e 24 anni – il dato è inferiore, al 75%. In Europa si parla di un 81% molto spesso con profilo creato addirittura prima della nascita del pargolo. Il 7% dei neonati ha già una email
Nell’esplosione dell’autopaparazzamento, egocentrismo e narcisismo sui social network ci si dimentica di chiedere il permesso a chi non può rispondere. E così si prende molto spesso la libertà di pubblicare foto e informazioni di e su persone magari non iscritte al servizio. O peggio ancora di bambini: nella ricerca condotta da AVG, un terzo dell’impronta digitale online coinvolge le immagini di persone (perché di tali si tratta) sotto i due anni d’età.
Ci sono genitori, zii, parenti alla lontana oppure semplici amici che pubblicano foto di bambini anche piccolissimi sul proprio profilo, spesso e volentieri per raccattare facili commenti d’apprezzamento. I dati parlano chiaro: il 92% dei neonati americani ha già un’identità online o comunque informazioni anche private, rese pubbliche. In Italia la situazione non è di molto differente.
Le generazioni future, quelle dei bambini d’oggi avranno centinaia se non migliaia di foto pubblicate online e condivise sui social network da Facebook a Twitter e sui contenitori come Flickr, video su Youtube, informazioni su blog. Siamo sicuri che quando apprenderanno il fatto e lo potranno comprendere saranno davvero contenti? L’etichetta online, come quella offline, non può prescindere dal rispetto della persona.
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