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Naviga su Internet a lavoro e telefona agli amici, impiegato assolto

Navigava su Internet per motivi privati e telefonava o mandava messaggi testuali agli amici e famigliari usando il cellulare aziendale. L’impiegato protagonista di questa vicenda potrebbe avere migliaia di nomi diversi, di età, di residenze… è un caso che ne rappresenta molteplici. Ma questa volta il fatto è terminato alla Cassazione (41709/10) creando un precedente di grande importanza, già perché il lavoratore è stato assolto e ha così generato un appiglio per qualsiasi caso simile futuro. Un dipendente colto sul fatto a sfruttare le risorse dell’azienda pubblica – come in questo caso – oppure privata, potrà cavarsela. La motivazione? Non ha commesso un danno per l’Azienda.

Con l’avvento dei social network come Facebook e di Twitter, la proliferazione dei blog, le utenze su Flickr, Youtube e compagnia bella, c’è parecchio lavoro da fare… a lavoro! I dipendenti sembrano sempre più impegnati, ma spesso le attività non riguardano propriamente la vera occupazione.
 
Il dipendente aveva navigato su Internet dall’ufficio, ma è stato assolto dalla Cassazione (41709/10) perché non aveva commesso danni per Pubblica Amministrazione – lavora in Comune – dato che il PC si collegava con un abbonamento flat Telecom Italia.
 
Respinto dunque il ricorso del procuratore della Corte d’Appello di Torino e la Procura del Tribunale di Verbania per un dirigente dell’Ufficio tecnico del comune di Stresa, che tra l’altro era stato anche accusato di aver mandato 276 sms e effettuato 625 telefonate con il cellulare aziendale. “Uso esiguo, senza aver prodotto un concreto incremento per l’azienda“, ecco la motivazione della Cassazione confortata dal computo totale di circa 25 ore e un costo di 75 euro spalmati su due anni.

Diego Barbera

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