Natale 2016

Dopo l’FBI, Anonymous torna alla carica e attacca la CIA

Dopo l’FBI, Anonymous torna alla carica e attacca la CIA

Gli Anonymous hanno attaccato il sito della CIA rivendicando subito l'azione, è il secondo attacco rumoroso dopo quello all'FBI di gennaio

da in Hacker, Internet, MegaUpload, MegaVideo
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    Anonymous cia

    Doppietta degli Anonymous che dopo aver attaccato l’FBI hanno messo qualche bastone tra le ruote alla CIA bloccando il portale dell’agenzia americana a seguito delle ultime decisioni che stanno spaccando il web. Stiamo ovviamente parlando della chiusura di Megaupload e di Mediavideo e la rivoluzione seguente che sta letteralmente cambiando il volto alla rete, epurando tutti i siti che permettono lo streaming di contenuti video e la condivisione di file protetti dal copyright attraverso il file uploading. Ma sono bazzecole, i pirati informatici attualmente possono solo attuare queste scaramucce.

    Appena dopo la mezzanotte dello scorso sabato il sito della CIA è rimasto irraggiungibile per circa un’ora, oscurato come da un guasto tecnico. In realtà era il risultato di un attacco programmato degli Anonymous, che hanno agito in modo quasi “militare” minando il corretto funzionamento del portale. A pochi minuti dall’arrembaggio, i pirati informatici hanno poi rivendicato il gesto attraverso le proprie utenze sui social network, Twitter soprattutto, all’urlo di CIA Tango Down. Dopo poco più di un’ora, i tecnici della CIA hanno sistemato il tutto.

    E’ l’ennesimo caso di attacco organizzato degli Anonymous, che avevano già scatenato una “prima guerra digitale” a seguito della chiusura di Megaupload. Ovviamente, le due fazioni in conflitto hanno mezzi e risorse ben differenti e gli Anonymous non possono certo mettere KO in modo definitivo i grandi portali.

    Possono al contrario solo disturbare e mettere temporaneamente offline i siti come rappresaglia contro l’ultima ondata di retate delle autorità contro i giganti del file sharing e del video streaming.

    Durante il weekend è emerso che la MPAA (la società che protegge i diritti d’autore cinematografici) sta indagando su uno di questi servizi, Hotfile. Vista la scarsa collaborazione del portale, l’autorità ha chiesto a Google di poter entrare nei database di Analytics del sito per raccogliere tutti i dati e le informazioni, ma Mountain View ha rifiutato, affermando di esigere prima il consenso di Hotfile. Una mossa che lascerà solo qualche ora di ossigeno in più al portale, che rischia di essere perseguito penalmente per aver permesso e favorito la condivisione di contenuti protetti dal copyright come film soprattutto. Al contrario, l’altro portale Rapidshare è clamorosamente passato dall’essere una minaccia ad entrare dalla parte del “giusto” (secondo le associazioni a tutela del diritto d’autore), grazie a una politica severa di controllo sui contenuti pubblicati. Sembra davvero questa l’unica via possibile per salvarsi dalle retate, iniziate da metà gennaio quando l’FBI ha chiuso MegaUpload e Megavideo e arrestato il fondatore DotCom.

    Ma è una soluzione che gli Anonymous non appoggiano per nulla visto che è una sorta di sottomissione alle autorità, una sconfitta di tutti i principi di libera condivisione dei file, a dispetto dei diritti d’autore. E così non resta che attendere una nuova stagione di attacchi verso i siti istituzionali, come già era capitato con il sito web del Dipartimento della Giustizia americana, della Universal Music e più recentemente anche dell’FBI. Attacchi che non risolveranno certo la situazione di un conflitto che per il momento vede le autorità in netto vantaggio.

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