L’intelligenza artificiale che capisce se sei gay

Un controverso software dichiara di avere la capacità di comprendere se si è omosessuali soltanto studiando il volto

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    L’intelligenza artificiale che capisce se sei gay

    L’omosessualità si può rilevare attraverso un software di riconoscimento del volto che promette risultati eclatanti basati su database considerati attendibili? Quanto è moralmente accettabile un’intelligenza artificiale del genere? Sono tante le questioni che girano intorno a uno studio che dichiara proprio questo, ossia un alto livello di accuratezza da una singola immagine del viso.

    Lo studio in questione è stato presentato da due ricercatori dell’Università di Stanford e racconta della creazione di una rete neurale che può comprendere l’orientamento sessuale di una persona da una singola foto che ne rappresenta il volto.

    I ricercatori hanno caricato 35.000 ritratti dividendoli tra omosessuali e eterosessuali. L’algoritmo ha tracciato le caratteristiche del volto esaminando tratti che possono essere indice di preferenza sessuale. Qualcosa della quale non se ne sentiva certo la necessità, ma che ce la troviamo qui e che ha ottenuto ciò che cercava, di far parlare di sè.

    Come funziona l’intelligenza artificiale

    L’intelligenza artificiale si basa su quanto viene definito come PHT ossia prenatal hormone theory (PHT) sull’orientamento sessuale. L’idea è che una sua sovra o sottoesposizione nel ventre materno possa essere responsabile per ciò che poi avverrà dopo la nascita.

    In più, i ricercatori hanno isolato specifiche del viso che dovrebbero essere compatibili con l’orientamento sessuale dunque gli eterosessuali uomini hanno mandibole più ampie, nasi più corti e fronti più corte, mentre gli omosessuali hanno mandibole più strette, nasi più lunghe e fronti più aperte oltre che meno barba. Le lesbiche, prosegue lo studio, nella media hanno tratti facciali più mascolini.

    Utilizzando questi parametri viene presto che fatta quella che si potrebbe definire come analisi. Funziona? Secondo gli autori nell’81% dei casi sì e si sale al 91% quando le foto del soggetto salgono a cinque. Questo tra gli uomini, mentre tra le donne è del 71% a una foto e 83% a cinque.

    Le critiche

    Senza soffermarci troppo sul fato che questa ricerca abbia senso o no, perché la risposta è immediata, rimane il fatto che si basa su concetti che portano subito alla mente gli studi di criminologia applicata allo studio dei tratti del volto di Cesare Lombroso. Ricordiamo che, nel suo caso, applicando i suoi stessi studi al suo volto sarebbe rimasto anche lui implicato in una categoria criminale.