Smart working, i consigli per proteggere dati aziendali e personali

Lo smart working è sempre più utilizzato dalle aziende: ecco alcuni consigli per proteggere i dati aziendali senza correre rischi

Pubblicato da redazione tecnocino Venerdì 27 marzo 2020

Smart working, i consigli per proteggere dati aziendali e personali

Sicurezza informatica e privacy dei dati sono due aspetti fondamentali soprattutto in questi tempi in cui le aziende stanno ricorrendo in maniera massiccia allo smart sworking. Lavorare da remoto, infatti, richiede una maggiore attenzione, da parte delle imprese, al trattamento dei dati e alla sicurezza dei propri sistemi; per questo, grazie agli specialisti di Recovery Data, azienda leader nel recupero dati, ecco una serie di consigli su come lavorare in sicurezza senza rischiare la perdita di dati aziendali.

I consigli per lavorare in sicurezza da smart working

Cybersecurity

Per non correre nessun rischio derivante dalla perdita di dati aziendali è bene seguire i consigli degli esperti. Tra questi, infatti, rientrano alcuni comportamenti attraverso i quali è possibile lavorare in sicurezza anche da remoto mantenendo un elevato standard di sicurezza. Per prima cosa bisogna evitare di usare sistemi personali ricorrendo sempre a dispositivi forniti dall’azienda sui quali dovrebbero essere attivi e verificati con regolarità i sistemi di sicurezza. Se così non fosse, però, è sempre meglio installare un buon software antivirus ed effettuare una scansione preventiva.

Oltre a questo, poi, è necessario prevedere di utilizzare un sistema di gestione remota del PC con il quale i tecnici possono monitorare e gestire eventuali problemi. Tra le pratiche più utilizzate per non correre rischi, inoltre, c’è anche quella di configurare una VPN interna all’azienda in modo che i dati che transitano non siano intercettabili anche se il computer remoto viene utilizzato su reti Wi-Fi poco sicure come quelle domestiche limitando, se possibile, il numero di persone autorizzate ad accedere alla rete dall’esterno. Con gli accessi dedicati, infatti, si possono identificare eventuali intrusioni informatiche, nel caso in cui si verifichino contemporanei con le stesse credenziali o se chi accede cambia l’IP di riferimento, la sua posizione geografica o il device usato.

Le principali minacce alla sicurezza informatica

Minacce sicurezza informatica

Le aziende, come risulta dal report Allianz Risk Barometer 2020, percepiscono i rischi informatici come una delle minacce più gravi. Secondo uno studio di Accenture Security, infatti, il costo medio annuo delle violazioni sulla sicurezza informatica per azienda ammonta a 8 milioni di dollari che diventano 13 per un’azienda a livello globale. Il cybercrime, secondo alcune stime, può provocare danni fino a 6.000 miliardi di dollari nel mondo: per questo motivo è importante conoscere le minacce alla sicurezza e le misure più adatte per proteggere i danni aziendale connessi a una crisi globale come quella che stiamo vivendo.

Tra le minacce più comuni ci sono gli attacchi DDos (Distributed denial-of-service), costituiti da una rete di computer che tempestano di richieste un sito fino a renderlo irraggiungibile e che possono essere prevenuti con software antivirus o firewall, oppure Botnet, ossia una rete di dispositivi che vengono infettati da un malware. Se il malware in questione è un trojan horse la rete può essere controllata a distanza da un hacker, soprannominato botmaster, rendendo qualsiasi computer, service o device mobile una sorta di “zombie” che agisce guidato dall’hacker senza che chi subisce questo attacco ne sia a conoscenza. Un altro dei rischi che è possibile correre è quello di pishing o pharming. Con il termine pishing si fa riferimento a tentativi di ottenere dati sensibili utilizzando indirizzi email falsi mentre il pharming consiste nel dirottare il traffico di rete tra un client e un web server verso siti fraudolenti realizzati appositamente con l’obiettivo di sottrarre dati.