Apple vs Samsung: trattato di pace al di fuori degli USA

Apple vs Samsung: trattato di pace al di fuori degli USA

Apple vs Samsung: nell'infinita guerra di brevetti tra i due colossi dell'hitech, si sospendono ogni querelle sul territorio extra-americano

da in Apple, Mobile, Samsung
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    apple vs samsung blocco smartphone

    Un nuovo aggiornamento nella guerra di brevetti tra Apple e Samsung: al di fuori del territorio statunitense si raggiunge un accordo di pace confermato da una dichiarazione congiunta che di fatto sospende le querelle legali in Italia così come in Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito in Europa oltre che in Australia, Giappone e Corea del Sud nel resto del mondo. Lo scorso mese Apple aveva deciso di abbandonare le richieste di blocco delle importazioni di alcuni prodotti Samsung, avanzata presso la US International Trade Commission, ma ciò non significa che i conflitti siano definitivamente cessati, anzi negli USA si promettono nuovi aggiornamenti. Dopo il salto, il riassunto della storia.

    Clamoroso in aula nello scontro tra Apple e Samsung: giudice distrettuale Lucy Koh ha infatti dimezzato il risarcimento che i sudcoreani dovranno versare nelle casse dei californiani da 1,05 miliardi di dollari a 589,8 milioni di euro con un taglio di ben 450 milioni. Il motivo sta in una inammissibile teoria legale sulla quale è basato il processo. Insomma: viene confermata la violazione dei brevetti da parte di Samsung, ma viene notevolmente ridotta l’entità della penale. Non è stata infatti specificata la valenza di perdita per Apple per ogni singolo brevetto violato, ma si è calcolato solo il totale. Dopo il salto ripercorriamo tutta la storia con tutti gli aggiornamenti arrivati di settimana in settimana da oltre un anno a questa parte. I paragrafi sono ordinati in modo cronologicamente decrescente.

    Cupertino è al secondo passo falso in aula. Lo scorso dicembre ha infatti subito una pesante perdita sul campo, è “caduto” il brevetto sul multitouch ossia quello più amato di Steve Jobs (è il numero 7479949, depositato nella primavera del 2008) che si riferisce all’iterazione tra le dita umane e lo schermo touch. Jobs era proprio uno dei primi nomi nell’elenco dei padri di questa tecnologia che rivoluzionava l’uso dei display tattili, aprendo a più dita contemporaneamente e alle gestures. Ma l’ufficio statunitense dei brevetti e dei marchi registrati (USPTO) lo ha dichiarato non valido e dunque ha dichiarato “non valido” dato che si basa su brevetti già a loro volta registrati. D’altra parte iPhone non era stato il primo cellulare touchscreen né tantomeno il primo multitouch.

    Apple vs Samsung nuovo aggiornamento sulla causa tecnologica del secolo: la società sudcoreana ha infatti chiesto una riduzione della somma da corrispondere a Apple (che sarebbe dovuta essere di 1.05 miliardi di dollari) visto che si sarebbe sbagliato con i conti. Nell’ultima udienza presso la corte federale di San José, il giudice Lucy Koh si è espressa a favore di Samsung, che chiede per altro un nuovo processo al contrario di Apple che chiede un inasprimento della pena. Nell’ultima tornata di aggiornamenti si è parlato un po’ di tutto dalla causa che vede Apple e HTC accordarsi (a favore dei californiani) alle “scuse pubbliche” non soddisfacenti di Cupertino. Dopo il salto tutta la storia.

    Apple dovrà svelare a Samsung i dettagli dell’accordo decennale firmato con HTC. Lo ha stabilito la corte americana accogliendo le richieste dei coreani. Il perché è presto detto: la causa svelerebbe informazioni importanti su brevetti che riguardano da vicino anche Samsung. Inoltre, dopo esser uscito in commercio, iPad Mini debutta anche ufficialmente nello scontro tra Apple e Samsung, in tribunale. I sudcoreani hanno infatti inserito la versione mignon del tablet di Cupertino nella lista dei dispositivi sotto indagine per violazione di proprietà intellettuale. Ma iPad Mini non è solo, c’è anche la quarta generazione di iPad e la quinta di iPod Touch che seguono a ruota l’inserimento per altro di iPhone 5 nei giorni scorsi. Insomma, Samsung ha aggiunto tutti gli ultimi device di Apple nel maxi-scontro. La motivazione? In buona sostanza tutto ciò che include uno speaker e una porta audio output esterna per i coreani viola propri brevetti. E ora la palla passa al giudice Paul Grewal. Un Giorno del Ringraziamento indigesto per i californiani.

    Apple si scusa con Samsung o meglio dire rispetta la decisione del tribunale e pubblica sul proprio sito ufficiale britannico il messaggio in cui riconosce che la gamma di tablet Samsung Galaxy Tab non ha copiato iPad. Ma scattano le proteste perché il link è poco visibile (vedi foto su). Inoltre, sulla pagina in questione si ricorda che se è vero come è vero che in UK Apple è stata respinta nelle proprie richieste, in Germania per una questione identica è stata riconosciuta vincitrice. Insomma, tutt’altro che un messaggio di scusa vero e proprio, ma il minimo sindacale come era prevedibile. Sarà lo stesso anche per i comunicati che Apple dovrà necessariamente pubblicare sulle pagine cartecee di Daily Mail, Financial Times e del magazine T3? Il giudice britannico, però, non ci sta e decreta che entro 48 ore Apple cambi il messaggio rendendolo sostanzialmente più conforme alle richieste e dunque senza “ma” e senza “però”.

    Un altro punto a favore di Samsung nello scontro con Apple: la società sudcoreana infatti vince l’appello contro i californiani nel Regno Unito. Riassumendo con una frase la sentenza del giudice: Samsung Galaxy Tab non copia iPad, perché i due dispositivi sono facilmente distinguibili e dunque il secondo non è un clone del primo. A stabilirlo è l’Alta Corte di Londra, che si è espressa in favore di Samsung sulla questione prettamente dedicata al design. Di fatto è una “risposta vincente” dei coreani, utilizzando un paragone tennistico, visto che erano proprio i californiani ad aver “attaccato” per primi. Insomma, dopo uno svantaggio iniziale Samsung sta recuperando velocemente terreno e ora è Apple che deve continuare a controbattere. Si evolve il conflitto legale tra Apple e Samsung e la società sudcoreana mette a segno una bella vittoria. Potrà infatti continuare a vendere sul territorio americano i due dispositivi prima bloccati ossia lo smartphone Galaxy Nexus (per altro marchiato Google) e il tablet Samsung Galaxy Tab 10.1. La decisione è stata presa dalla Corte d’appello, alla quale si era affidata Samsung, che ha riconosciuto i diritti degli asiatici: “Il Tribunale di San José ha abusato dei propri diritti, i due dispositivi potranno continuare le vendite“. La guerra di trincea continua, ma Samsung libera due “ostaggi” di prima importanza.

    Lo scorso 2 ottobre 2013, Samsung ha denunciato Apple e più precisamente iPhone 5 in quanto avrebbe violato cinque brevetti della società coreana. E’ la nuova puntata dello scontro legale tra i due colossi divisi dall’Oceano Pacifico, ma soprattutto ormai da posizioni arroccate e impossibili da risolvere con un accordo extra-giudiziario. La mozione è stata depositata ovviamente presso il tribunale di San José in California teatro dello scontro principale tra Apple e Samsung che vivrà il suo culmine non prima di due anni, nel 2014. Quali sono le tecnologie incriminate? Due riguardano il wireless UMTS e sei funzionalità specifiche. Dopo il salto il riassunto della querelle.

    Apple vs Samsung era arrivato a una nuova battaglia lo scorso 25 settembre: a Cupertino non bastano gli 1.05 miliardi di dollari di danni stimati dal giudice Lucy Koh della corte di San José in California e così è stato ufficialmente chiesto un adeguamento del risarcimento per violazione delle proprietà intellettuali. Si parla di 707 milioni di dollari, che andrebbero ad aggiungersi alla somma già concordata – ma rifiutata da Samsung, che ricorrerà in appello – visto che si dovrebbero aggiungere anche 400 milioni di dollari per la violazione del design, ulteriori 135 milioni di dollari per violazione brevetti, 121 milioni per danni supplementari dovuti dalle vendite di prodotti Samsung che non sono stati inclusi nella decisione e 50 milioni di interessi fino al 31 dicembre.

    Apple ha ufficialmente chiesto il blocco delle vendite anche di Samsung Galaxy S3 e di Samsung Galaxy Note oltre agli otto smartphone di Samsung già citati, avvalendosi della decisione del tribunale di San Josè che ha dato ragione a Cupertino in merito alla patent war ossia alla guerra dei brevetti. Tuttavia, Google non starà più a guardare e si schiererà in modo pesante vicino a Samsung: è obbligata, perché la decisione del giudice Lucy Koh potrebbe essere estesa a diversi altri produttori, tutti supportanti Android e tutti possibili imputazioni identiche a quelle di Samsung. I modelli di cui è stato chiesto il blocco in un primo momento sono Galaxy S 4G, Galaxy S2 AT&T, Galaxy S2, Galaxy S2 T-Mobile, Galaxy S2 Epic 4G, Galaxy S Showcase, Droid Charge e Galaxy Prevail. S3 e Note sono i due dispositivi più caldi ed è proprio in questo ambito che Cupertino vuole calare la mannaia. Secondo Google, Apple perderà il ricorso, sarà dunque una vittoria di Pirro quella di Agosto 2012? E’ infine arrivata la prima sentenza americana nello scontro della patent war – la guerra dei brevetti – tra Apple e Samsung. Il tribunale statunitense di San Josè, presieduto dall’ormai celeberrima Lucy Koh, ha sentenziato che i sudcoreani hanno volontariamente infranto tre brevetti sulle tecnologie mobile, tuttavia non avrebbero copiato il design di iPad con i Samsung Galaxy Tab. Risultato: dei 2 miliardi di dollari richiesti da Cupertino, Samsung dovrà versarne la metà, 1.05 miliardi di dollari. Ma non è finita qui perché i coreani ricorreranno e cercheranno di ribaltare la sentenza anche per proteggersi dall’altra conseguenza – pesantissima – del giudizio ossia il blocco degli smartphone Samsung Galaxy sul territorio americano in quanto “plagiati”. Intanto il titolo Apple sale con un +1,82% a 675,90 dollari. Solo qualche mese fa si era assegnato un primo risultato in Corea del Sud ossia proprio in casa dei secondi. Ebbene: non c’è un vincitore ma entrambe le società ne escono perdenti e multate. Semplificando al massimo la sentenza si potrebbe riassumere che sia i dispositivi californiani sia quelli asiatici prendono spunto gli uni dagli altri e dunque teoricamente sarebbero da bloccare a Seul e dintorni sugli scaffali. In realtà trattandosi di “pareggio” continueranno a essere disponibili i vari iPhone e iPad, Samsung Galaxy S e Tab. Ma ciò che fa più discutere è la multa davvero ridicola affibbiata alle due contendenti: 35.000 dollari a Apple e 22.000 a Samsung,

    La querelle in tribunale tra Apple e Samsung ha ormai stancato da tempo il pubblico appassionato di tecnologia oltre che i fan boy di una e dell’altra fazione, provocando una sensazione di sgradevole nausea che si estende anche agli organi di stampa. Figuriamoci come può reagire una giudice così abituata a esternare i propri pensieri (senza pensare troppo alle conseguenze, vedi sotto) come Lucy Koh, giudice americano federale della corte di San Jose in California. Dopo aver dato degli sfigati a Samsung, se l’è presa con l’avvocato di Apple che aveva appena presentato un plico di obiezioni lungo 75 pagine. La Koh si è infuriata: “75 pagine? Ma siamo seri, lei vuole veramente che io avanzi un’ordinanza per 75 pagine? Ma è fatto di crack? Altrimenti dovrebbe essere consapevole che questi testimoni non saranno mai ascoltati“. L’avvocato ha poi colto la palla al balzo per giurare: “Non mi sono mai fatto di crack“. Colpa delle 132 pagine svelate da Apple durante il processo contro Samsung per l’accusa di violazione delle proprietà intellettuali: presso questa pagina si può accedere alla documentazione completa in cui si può evincere l’intento di Samsung di progettare Galaxy S (sono fogli del 2010 infatti), soprattutto nell’interfaccia, il più possibile simile a quella di iPhone. Di più: dai documenti potremmo infatti affermare che il documento dimostrerebbe che la UI Touchwiz sia stata resa molto simile a quella dello smartphone Apple. Si tratta di un report top secret del team di sviluppo e progettazione di Samsung che va ad analizzare i punti deboli di Galaxy S confrontandoli con iPhone e suggerendo, di fatto, di “fare come iPhone”. Di per sé questa pratica non sarebbe penalizzabile, ora Apple dovrà dimostrare che sono stati effettivamente violati brevetti e tecnologie proprietarie anche in ambito hardware.

    Quando una guerra di trincea si anima: due settimane prima, lo scontro tra Apple e Samsung si infiamma improvvisamente con la notizia sulla richiesta di risarcimento avanzata dai californiani nei confronti dei sudcoreani, che ammonta alla spaventosa somma di 2.53 miliardi di dollari. Ovviamente gli indennizzi si basano sull’accusa di aver copiato caratteristiche tecniche, design, interfaccia e software oltre che il packaging dei prodotti. I prodotti incriminati sono la gamma di smartphone Samsung Galaxy con in prima fila i pregiati Galaxy S2 e Galaxy S3 oltre che i tablet della gamma Samsung Galaxy Tab che avrebbero rispettivamente infranto le proprietà intellettuali di iPhone e iPad. Dopo almeno un paio di anni di scaramucce e di accuse e denunce seguite da contro accuse e contro denunce, Samsung ha ricevuto il conto salato da parte di Apple. I californiani avevano infatti inaugurato il maxi-processo statunitense con una richiesta da brividi, richiedendo un risarcimento di 2.53 miliardi di dollari come somma degli indennizzi per i danni subiti dalla copiatura sistematica degli asiatici. Samsung avrebbe infatti infranto le proprietà intellettuali sul design, sulla composizione tecnica e sulla parte software oltre che addirittura anche le confezioni di acquisto dei gioielli di Apple. La sentenza definitiva ha poi dato parzialmente ragione a Apple con un risarcimento della metà, da 1.05 miliardi di dollari.

    All’inizio era iPhone, preso a spunto troppo rigorosamente dai vari Samsung Galaxy, poi è stato il turno del dito puntato contro i tablet Samsung Galaxy Tab come troppo simili a iPad. E’ arrivato anche il blocco delle vendite in più paesi – Germania, USA e Australia – e in generale i sudcoreani hanno dovuto spesso arrabattarsi per districarsi da situazioni difficili. E’ il coronamento del sogno di Steve Jobs letteralmente infuriato dai prodotti rivali e soprattutto dal sistema operativo Android di Google che desiderava distruggere, nel caso anche con una “guerra termonucleare“, come svelato nella biografia di Walter Isaacson.

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