Natale 2016

LinkedIn sotto attacco: parte la class action da 5 milioni di dollari

LinkedIn sotto attacco: parte la class action da 5 milioni di dollari

LinkedIn sotto attacco informatico: il social network lavorativo ha infatti subito il furto di 6

da in Linkedin, Sicurezza Informatica, Social Media, password
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    linkedin hacked

    LinkedIn sta per ricevere un secondo attacco ma questa volta non riguarda i pirati informatici quanto ciò che gli stessi hanno causato e cioè la caduta delle sicurezze a danno degli utenti. E’ stata infatti depositata un’istanza di class action presso la corte federale di San José, California con una richiesta danni di 5 milioni di dollari. Al vertice di questa azione legale troviamo Katie Szpyrkasi – che paga 26,95 dollari mensili per l’utenza premium – e che lamenta la violazione delle politiche della privacy e dunque sottolinea la negligenza del network. Tutti gli utenti americani possono essere parte della class action purché iscritti almeno dal 6 giugno 2012.

    Anche LinkedIn è caduto sotto i colpi dei pirati informatici che hanno fatto breccia delle difese del social network “lavorativo” spiattellando in rete poi 6.5 milioni di password alla mercé di tutti. La denuncia è arrivata dal portale norvegese Dagens IT che per primo si è accorto – o meglio dire è stato informato – del misfatto compiuto a quanto pare da cybercriminali russi che però si sono bloccati davanti a un ostacolo per fortuna sul momento decisivo per eventuali fughe di dati sensibili “completi” ossia la protezione delle password stesse. La pubblicazione online sarebbe servita proprio per chiedere collaborazione per la decrittazione, ma allo stesso tempo ne ha denunciato il furto.

    Continuano le azioni bellicose delle orde di pirati informatici che questa volta non si sono più occupati di obiettivi altisonanti come grandi società, network popolati da milioni di persone (che utilizzano per di più carte di credito per acquisti) come ad esempio quello Playstation o ancora database governativi ma un social network come LinkedIn. E’ il portale sociale numero uno dedicato al lavoro, una sorta di grande raccolta di curriculum e di collegamenti tra colleghi ed ex-colleghi con relative “raccomandazioni” e segnalazioni per merito. Insomma, sulla carta un obiettivo non così fruttifero come altri.

    Nella pratica, qualsiasi portale può nascondere tesori dato che molte volte nomi utenti e password di un sito sono anche la chiave di accesso ad altri e possono in generale creare il primo passo verso una completa intrusione nei dati sensibili di un utente online. Così, grazie a un’abile e subdola intromissione, i pirati informatici a quanto pare russi hanno ricavato un bel pacchetto di oltre 6.5 milioni di password, che poi sono state pubblicate online fino al momento della scoperta da parte del sito norvegese Dagens IT.

    Per fortuna che erano criptate, così quantomeno sono risultate inutilizzabili. Ma è l’ennesimo caso-burla di password e dati sensibili che poi in realtà non sono veritieri? Affatto, a quanto pare sono già emersi casi di rivendicazione di un’utenza rubata. Così LinkedIn si è affrettata a pubblicare su Twitter un avviso per rassicurare gli animi: un team di sviluppatori è già al lavoro per chiudere il buco e rattoppare la barriera di sicurezza.

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