Rise of the Tomb Raider – La nostra recensione

Rise of the Tomb Raider – La nostra recensione
da in Recensioni, Videogiochi, Xbox One
Ultimo aggiornamento: Giovedì 23/06/2016 07:09

    Rise of the tomb raider

    Siamo pronti con la recensione di Rise of The Tomb Raider. Dopo il fortunato e ben fatto reboot della serie, l’archeologa più sexy e più conosciuta del mondo torna con un nuovo capitolo che sarà rilasciato a scaglioni sulle varie piattaforme. Il titolo è disponibile per Xbox One, sarà disponibile su Pc dall’inizio del 2016 e su Ps4 verso la fine del prossimo anno e, nonostante ci fossero dei dubbi sul fatto che il gioco sarebbe stato troppo simile al predecessore, dobbiamo dire che ciò che di buono è stato fatto fino ad ora è stato riproposto e migliorato in questo capitolo, non però senza qualche sbavatura che, presentandosi solo alla fine non rovina l’esperienza di gioco.

    Rottr

    La trama del titolo è successiva al precedente capitolo e narra di come Lara diventi l’esploratrice senza macchia e senza paura che tutti abbiamo imparato a conoscere negli anni 90. Dopo un prologo in Siberia, il gioco ci porta in Siria per farci conoscere come il secondo viaggio di Lara sia iniziato: cercando tra gli appunti del padre, la protagonista si mette alla ricerca della tomba del Profeta Immortale, al cui interno dovrebbe trovarsi una reliquia dall’immenso potere. La trama parte col botto, ma dopo qualche ora inizia a diventare sempre meno frequente, dando spazio alle sequenze giocate e a sporadiche cut scene, comunque molto ben fatte. L’intero titolo dura circa 15 ore durante le quali, salvo qualche eccezione, non ci siamo mai annoiati, anzi.

    rise of the tomb raider

    Come detto in precedenza, Rise of the Tomb Raider attinge a piene mani dal proprio predecessore e ne riprende interamente la formula di gioco. La cosa che ci è piaciuta è il fatto che questo capitolo sia molto più survival del primo, poiché i materiali da trovare saranno molti di più rispetto al passato e ci saranno utili durante il corso dell’intera avventura per craftare e migliorare il nostro equipaggiamento. L’intera location di gioco può essere divisa in due aree free roaming piene di segreti ed attività secondarie da portare a termine, cosa che segna una distinzione netta tra questa serie e quella di Uncharted, che troppe persone hanno spesso posto come secondo termine di paragone. La trama principale viene spesso abbandonata per l’esplorazione libera, ma le missioni primarie sono ben bilanciate e varie, alternando fasi stealth a fasi di puro massacro a suoni di arma da fuoco. Un particolare plauso va alle dinamiche delle tombe segrete da saccheggiare che, in confronto al precedente capitolo, offrono enigmi più complicati, meglio studiati e più soddisfacenti, cosa che ci porterà spesso a cercare queste tombe per il solo gusto di arrivarvi alla fine. Non ci è piaciuto come, arrivati al 60% della storia, le sparatoria inizino a diventare davvero stressanti e troppo troppo presenti e confusionarie, per colpa dell’intelligenza artificiale dei nemici non proprio brillantissima.

    Lara croft

    Il lato tecnico è davvero molto curato in questo Rise of the Tomb Raider. Il mondo di gioco è davvero spettacolare e gli effetti di luce conferiscono al tutto un’atmosfera degna di un film di Hollywood, per non parlare delle animazioni di Lara, capaci di stupirci a tratti. Da sottolineare è come, verso la fine del gioco, nelle fasi più concitate, ci fosse dello screen tearing, dovuto al fatto che gli sviluppatori abbiano dovuto abbassare alcuni filtri: questo, a tratti, fa schizzare il framerate ben oltre i 30 Hz di un normale televisore, mentre successivamente, crolla vertiginosamente al di sotto dei 30 FPS e, credeteci, non è un effetto piacevole da vedere.

    Voto: 8.5

    PRO: A tratti spettacolare – Gameplay vario e divertente – Tecnicamente molto valido

    CONTRO: La storia parte a razzo per andare scemando verso la fine

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